mercoledì 15 agosto 2007

scholia in tragica #2



T.W.Adorno:
La teoria si vede rinviata all’obliquo, all’opaco, all’indeterminato, che, come tale, ha sempre qualcosa di anacronistico, ma non si esaurisce nell’invecchiato, perché ha giocato un tiro alla dinamica storica. Ciò appare, meglio che altrove, nell’arte. Libri per l’infanzia, come Alice nel paese delle meraviglie o Pierino Porcospino, di fronte a cui sarebbe ridicolo porre la questione di reazione o progresso, contengono cifre della storia incomparabilmente più eloquenti del grande teatro hebbeliano, alle prese con la tematica ufficiale di colpa tragica, svolta dei tempi, individuo e corso del mondo (…)

Si potrebbe sostituire qui, circostanziatamene al materiale pubblicato teoria con scrittura, Hmlt di Cavallera (un dramma barocco senza il dramma, salvo il precipitate di questo in un prologo vuoto, foglio bianco o parola ancora impronunciata) Prosthesis, nella più recente versione offertaci un dramma barocco senza dramma e senza barocco - il minimale alle conseguenze estreme. E non diversamente si potrebbe dire degli esercizi antigonei di Laura Silvestri, che fingendo di risolversi apollineamente ed orficamente in canto aprono sul feticcio, sulla castrazione e sulla fuga. Di Greta Rosso si potrebbe dire che finalmente lo scrivere non è soggetto a ipoteche liriche o narrativo-linearistiche; un motivo che basta a sé stesso. Qui si tratta, se non lo si fosse capito, di marginalia e note integrative, più che di frammenti analitici o critici, peraltro già operanti nel corpo dei testi, ed in periodi che tendono a rivalutare malamente la colpa tragica, la svolta dei tempi, l’individuo ed il corso del mondo.