Visualizzazione post con etichetta eliana deborah langiu. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta eliana deborah langiu. Mostra tutti i post

sabato 18 settembre 2010

eliana deborah langiu-inedito



INEDITO:




corpschewer




è ancora buio


il tempo


le parole urlano indecenti


nell'innocenza di un tratto d'inchiostro


non si può lavargli la lingua col sapone


ma puoi provare in lavatrice


e la parola sporca


spiegazzata


agonizzante


ma pulita


t'implora


dal tuo palmo della mano


di lasciarla ancora vivere


allora


la parola


la rimetti in bocca


quella bocca sporca


di carne anabolizzata


e radici sterilizzate


sui banchi del supermercato


la parola spaurita


ridiventa quello che era


un soffio d'aria modulato


dalle carie e dalle protesi


dai desideri repressi


allora


la parola


è ombra


e come ombra la martirizzi


salvandoti


bieco vile


umano


antropofago




lunedì 17 marzo 2008

eliana deborah langiu - seta






La caducità della bellezza Logorante
E la resistenza indefinita della violenza
Non c’è scampo oltre lo sguardo
Ricordo tutti gli occhi che ho incrociato e tutti Mi feriscono
Si contendono l’ attenzione dei miei
Con la vita che continua a urlare dalle palpebre aperte Di come li ricordo
E ho sempre fame
Anche dopo aver vuotato la dispensa
Ho fame
Nella fuga senza fine dai richiami continui di elementi esterni
La mia fame Si fa spropositata
Si riversa nell’insieme di tessuti e fluidi definito corpo Con masse adipose
La cellulite pesa sulle gambe La cellulite pesa sui fianchi
La pelle si aggrappa ai fianchi
Nell’effetto di un drappeggio
La corsa incontrollata dell’epidermide all’inseguimento della gravità
Spoglia rapidamente
Il corpo di anni L’illusione dell’età scompare
Mi stupiscono i tessuti rilassati le rughe sotto gli occhi
Quando sono arrivati Perché li vedo
Sul volto infantile si va formando una maschera tessuta di rughe e turgori
Un bozzetto horror-fantasy che mi diverte
Chissà cosa succede dentro Cosa si prepara ad emergere o a lasciarmi
L’asfalto nero spento dei polmoni Lo stomaco ferito da nimesulide e ibuprofene

Dovrei prepararmi al cambiamento La clessidra mi blocca
Ipnotizzata dallo scorrere ruvido della sabbia Quel ruvido setoso della sabbia bianca e fina
Che a poco a poco consuma i polpastrelli
Mi taglia le dita

eliana deborah langiu - sabbia


In uno stato di sospensione cercato delle decadi
Soppeso attentamente il non fatto
Misuro con pignoleria l’irrealizzato
La sabbia scende celere le dita strozzano il centro
Della solita clessidra
Quattro giorni fa sventato un attentato a londra
Cinque giorni fa passavo il controllo a stansted
Con un bisturi Nella tasca anteriore dello zaino
Paura retroattiva E l’insoddisfazione
A cavallo tra metal detector e nuovi incarichi
Valuto l’inutilità complessiva della predisposizione
Al mio lavoro
È la vacuità delle decadi a sposarsi con la vacuità professionale
Le gatte mi ancorano alla vita impedendomi di perdermi
Sui marciapiedi
Sono responsabile di loro
Le gatte mi impediscono di scappare lontano dal legame amniotico
Dalla sua solitudine disperata e inattaccabile dalla voce al telefono
Dalla solitudine che si rinnega e si rivela
Istantanea

Io dissimulo meglio

Si direbbe che sono
Felice

Mentre il mio sguardo sbatte alle quattro pareti della camera da letto
E la mente cerca di restare circoscritta allo spazio delimitato

Dai muri e dallo sguardo