martedì 16 settembre 2008

memoir foster wallace - atto unico in sette intervalli - da uno a cinque






Atto unico in sette intervalli

Intervallo uno - a HE XIANGU

Cade, per ripidissimo dirupo
Si rialza
Cerca, trova una pietra
L'ingoia vola via sparendo - è diventata
Immortale
alata ritorna.


Intervallo due - a Pernelle - aurora consurgens

Fissa nella pagina multicolore che legge e ricopia
Figure nelle lettere e lettere nelle figure
Poi fogli bianchi fino alla trasparenza l'avvolgono
Vagamente nuda in un sogno si rigira stirandosi
Fra i riflettori che simulano l'aurora.


Tre, detto del cigno

Invisibile
Gravita ammantata
In un incubo di monaca - scappa dalle vesti che cadono a terra
Rapidissimo sfreccia il corpo
Scompare
Un colpo d'ala improvviso
Di ritorno esce lo spettro in tenui luci di fiamme


Quattro, detto del ratto di PERSEFONE

Trascinata via qua e là
Afferrata
Abbracciata
Circondata
Resiste
cede
fugge
catturata
sparisce
riappare
fiori trascorrono in un lampo


quinto. intitolato: che stranezza che una bambina sapesse fare
una cosa così. To the lighthouse.

Autoimmolatasi su un altare di gigli
Nella luce fioca dell'abat-jour
Dunque si accarezza svanisce risorge
Sfolgora una stella.


venerdì 12 settembre 2008

Sensibili al cloruro - fondo dattiloscritto








Rito d’iniziazione sciamanica presso alcune popolazioni inesistenti dei deserti australiani: la più leggiadra fanciulla della tribù a 4 zampe nella capanna sacra il vecchio sciamano dal diritto di sentenza prende la bocca la nera bocca e il giovane il culo in ammissione di terrenità: a 6000 km di distanza due innamorati su una panchina confermano di non ricordarsi i propri nomi: essenze durissime si levano dalle ciotole d’osso sotto il tetto della capanna: e nel fumo urlante vedo me stesso e vedo il mio mostro: e gli sciamani continuano a pestare fino al fondo: in un crescendo di antiche agonie: e il mio mostro: non mi trovo pienamente d’accordo con qualcosa che si sta divorando: e gli sciamani le vengono dentro: ed assieme: un fiume nero la scuote: siglando il patto della loro intensa contemporaneità karmica: fidanzati che non trovano le proprie labbra al buio sono costretti ad azzannarsi
scegli come più ti piace essere sussurrata tra questi piccola mia e amoruccio e tartarughina pocahontas orsacchiottino
dammi quel fazzolettino
bella bergera e così sia
la fanciulla oltre gli schemi cucita ogni sua porta a trattenerne issata sopra un palo: io e il mio mostro danzando nell’ombra potremmo persino riconoscere la grazia del totem: il gusto del tempo: quando avrai finito di mangiarmi sarà quasi giorno ormai: potremmo andare a prenderci un caffè dei boulevards senza rivolgere la parola a nessuno: nemmeno a lei




Da testi già pubblicati: Cicli del Beccafumi




prologo

ella taceva
affondata e sospesa nel silenzio altissimo
dei suoi occhi, il Beccafumi concertava
traveggole e fughe, fra scorci scombinati e lascivi.
Un esercizio elisabettiano, per una sola mano
inizierebbe così: se vi fosse piuma, petalo, anello
o soffio, qui un segno (mi) è dato, degli occhi di ella
il silenzio immenso, saldato alla piega che
non è piega, e che cancella
tutte le parole, intelaiatura materialistica
del profumo e del sogno, e finirebbe così
press'a poco: ella taceva, affondata e sospesa.


ritratto (II) con paesaggio

Per qualche regina uscita un giorno
dal nero della terra nera uscita un giorno
della nera terra.
Per te il ventaglio schizofrenico dei gesti.
In una valle che va
più su
più giù
in un quadro perduto, in una perdita
che è musica, in una musica che
di luce perfonde le cavità bagnandole,
i rosoni -eccetera- dove il Beccafumi sorrise,
una volta ancora escogitata
la fuga.


e fu impaginatura liberty
con accenni ed accenti che il Beccafumi
spiava floreali, capocchie rosa o grigio fumé: fu
poeta persiano nella portineria
jolly di memorie, nel mazzo centrivoco e centrifugo
delle sue carte, che teneva sparse e riposte ovunque.


magicamente (ripeto: magicamente)
la figura fresca di lacche e di terre
iniziò: prese a dire
nel forse
nel può darsi
nel certo qual senso
nel su per giù.
Il Beccafumi taceva in un ascolto convesso,
di una convessità nomade, in fuga e che
perdeva sangue, logicamente.
Poi proseguì con il
non è un vizio è un'arte
perché, così.


IL TESTO CORROTTO DI UNA BIOGRAFIA

Una biografia moderatamente uretrale
circondato da culi il Beccafumi scorse
ancora un bicchiere, un piccolo calice di vetro,
e Sodoma sarebbe finita, mancava poco,
molto tempo aveva da trascorrere nel parco.
ancora una volta.


LE OTTO ETEROTOPIE DEL BECCAFUMI

Retrogadante granchio
lo sguardo bolliva acque la palude fumava da molto
aprì pianissimo le chele fisso nella lentezza del moto
una tenda fu scostata lasciando vedere la scena in cui si nascondeva

avrebbe bevuto tutto
gocce calde brillavano sulle sue labbra in figure di passaggio e fuga (uno)

fumo azzurro guadagnava un soffitto di crepe (due)
stringeva in mano un piccolo bicchiere (tre)
i suoi occhi ascoltavano suoni fluttuanti (quattro)
vedeva navigare la luna tonda a velocità folli fra le nubi (cinque)

correva di notte su un ponte altissimo ridendo a squarciagola (sei)

diveniva immortale fra le montagne (sette)
guardandosi in uno specchio incrinato si faceva penetrare (otto)


Cerca il mio volto in un vetro,
il mio sguardo nello spiraglio di una porta socchiusa
la gaiezza di Velazquez in una vampata: in questo buio
c'è un'infanzia ed il rumore si fa silenzio
una delle notti in questa fascia di fuoco
gocce e grovigli disperdono il tempo che è solo a patirli,
cerca il Beccafumi nello sgabuzzino
è stato il gatto, è
stato il gatto.


Mai più le urla ed il rumore di quel che sopravvive
o il lagno, o un che di diverso
dal canto dei violoncelli o musica
e dal volo lontano nera ala di corvo volteggiante
per un cavo cielo di piana apparenza
disturbino più il tuo orecchio; sia solo il silenzio
gridi le sue condizioni
ed i segni:
facciano quello che vogliono
che al sabato ti sciamano intorno
tu contemporaneo silenzioso, sciamàno,
fondatore d'ombre, uovo opaco del dissignificare perpetuo.


eccole d'argento le due e
molte lune, i cerchi
del respiro che naviga per
gli splendori notturni opachi o trasparenti
nell'ora stessa nell'ora differente
innumerevoli i dischi nella rotazione immobile
pura meraviglia circolare senza centro
senza fuori senza dentro, la dolcezza del ventaglio
lo sguardo, l'argento, i vapori di venere.


Tende o sipari, drappo di pieghe,
scura ombra densa e piena
in un blu di più blu dipinto luce passa
nasconde il separé della luna, investito
dal manto il corpo dello sguardo rientra
in sé fa corpo immortale, coincide
chi sa se con il blu. Il mattino dopo
fra il fumo del caffè cercò Artemidoro
fra il fumo della cioccolata cercò Apollonio
fra il fumo della pipa cercò la traumdeutung.


DOMINICUS VIDIT

Io, Domenico vidi la scena una sera,
filtrata da rami e rade foglie in forma di cuore,
le tre arcate con le tre luci
le due fiamme guizzare, correndo da un punto all'altro.


LE DUE LUNE E LA ROSA

Oro nell'azzurro e rami neri, giallo di luce
il Beccafumi di tale e quale profusione argomentando,
legni lucidi come e più di specchi,
una birreria sommersa dai fumi,
un atto mancato per la perdita di uno o più tempi,
l'atto mancante bevuto in sua assenza,
"avrò le due lune e la rosa"
sentenziò calandosi in gola un sole d'ombra, un oro bruno,
un globo, quasi di tenebra.


IL BECCAFUMI SI RIVOLGE ALL'AURORA DICENDOLE

fin da te è un abbraccio liquido
un aprirsi di corolle circolari, di piccoli calici
la serata precedente fra un'orchestra ed una luna pallida
lievemente gonfia.


IL BECCAFUMI NEL FUMOIR

Vide dio: chiamandosi teneramente
e per ischerzo guidogozzano o dylanthomas.
Era quetzalcoatl, il serpente
la grande bestemmia, il blu
dipinto di blu, il loico, il libidico,
il teologo, non si occupava
se non dell'invisibile.


Presto arriveremo a durango, o a bisanzio, là
dove il punto di vista crea l'oggetto
e fra due fiumi come il tigri e l'eufrate
o dove gioca la croce del sud in uno specchio tremulo
lì dove c'è una stella, una stella
che usciremo a rivedere, fanciulla,
sacra prostituta, manto di giaguaro
sei questo viso che ride d'ogni sciagura
e di tutte le catastrofi, questo scheletro perlaceo che non è più
un discorso, che non lo è mai stato.


Piange al capezzale dell'estate,
prevede scene turche, negre, torinesi,
sarà autunno felice per lunghe ombre nel pomeriggio,
aiole abbandonate, fumo fra i docks, arrivando come se fosse un'alba
e l'esperimento della gran vacuità.

Un sogno di vento: non è il diamante,
non è la sfera di cristallo:
la bolla, solo la bolla.

Di ottobre in un respiro lo stradario folle
la fine del sonno di millenni, la colomba,
l'interminata veglia che fu un concerto sospeso
lo scorso settembre
nel corridoio degli affreschi,
ritornare sui luoghi, sul luogo, tutti i luoghi
dove respirava, dipinto forse in forma d'isola
nel box, d'angelo o di nera nube, densa e gonfia.


IL BECCAFUMI IN ASCOLTO

Il Beccafumi intuì la fanfara
in un reticolo malatissimo a formazione simultanea
dal lato sx colavano rivoli
distendendosi filiformi
luccicando di perla di prussia di garanza
intuì la fanfara splendere beffarda
in un reticolo ritornante
nella grande salute, nel più gaio dei saperi.


non solo l'occhio
di tempo neppure una goccia.
Andromeda ed il Granchio retrogradante dimora come
al cinematografo la luna tenuta sulle ginocchia non
il tempo né l'occhio, potenza di luce non più che fumo
la sembianza fugace iterandosi, fiore d'acqua, non
più tempo solo una macchia e segno
il buco elastico della notte piena, né solo l'occhio.


Fu madrigale fra arabeschi hermetici
cantato nel silenzio di un'eleganza sinuosa
… ella giaceva riversa e soffusa
la luce discendeva
dalle quattro post meridiem
giù all'incontro in cui la notte (la Notte) ed il giorno (il
Giorno)
confricano le epidermidi in un movimento danzato,
che sia di due, di tre, di quattro;
che sia grigio, rosso, rosa,
o di un verde infante
prima, puerile poi.


avanti a lui sonagli d'avorio sferici
danzavano nell'utero, quel suono il Beccafumi
da tempo tentava di dipingerlo.


IL BECCAFUMI TROVA LA TROIA DI BENESSERE

Il Beccafumi si trovò
una troia di benessere.
Il tenue profilo, la dipinse
quasi occultata dal tronco dell'abete.
Il cielo divorato dai rosa in fondo.


Questa volta il Beccafumi erano in tre: in due specchi
dunque quattro, commentarono, e la nebbia saliva,
dodici di loro, tutti traditori, fissi nell'immobilità della fuga
con il bavero di pelliccia rialzato
(Huineng: non c'è specchio)


CHIUSA APOCRIFA (NATIVITA' DELLA VERGINE)

spazi bui dentro spazi ancor più bui
qui e davanti non c'è che altrove
in quest'ovunque d'apocalissi nerofumo

spariscono gli anni i giorni i tempi i luoghi.

I nonni di dio nel campo visivo
in quelle stanze dove il vuoto medita su
sé stesso. Presumibilmente: terminale
di sovrasenso l'accesso all'ipercosmo donde

di nuovo si esce per la prima volta
dal mondo


supposto epilogo

IL BECCAFUMI VIAGGIA IN UNA FINTA PRIMAVERA

era, sarebbe stata, lì da prendere
in sul parquet la vergine applicata
sfuggita dalla mano del falconiere
in spirali discendenti calava, la colomba



lunedì 8 settembre 2008

sensibili al cloruro - st









Ieri ho visto un uomo che mangiava il proprio culo
e sembrava gli piacesse.
La testa tra le gambe gli arrivava senza sforzo
alla base delle chiappe
per farsi da lì strada
aggrappandosi coi denti
un morso dopo l’altro
tra strati di vestiti.
Strappava via pezzi di pelle e di grasso
masticandoli del tutto senza fretta
ma senza d’atra parte ostentazione,
con pause occasionali in rari casi di scorreggia:
discretissime, tra l’altro.
All’osso non era interessato,
e ogni volta che coi denti vi arrivava
deviava, a spirale,
procedendo con perizia
a rodere ogni polpa
per lasciare per ultimo il buco del culo.
Le fibre striate dell’ano
gli diedero allora buona presa
per succhiare e masticare lo sfintere
il quale
(posso solo immaginare)
gli si andava riversando nella gola,
seguìto senza pause
dalle morbide spire intestinali.
Pareva assorto e intento,
(almeno fino a quando
la faccia fu visibile)
poi prese ad affondare
la testa dentro al culo
scavandosi la strada, senza dubbio,
boccone per boccone.
Intanto il di sopra del corpo
si mise gradualmente a diminuire,
le spalle, il torace, le braccia
risucchiate verso il centro del rituale,
con qualche affievolito scrocchio d’ossa,
da dentro,
e lo sprizzo
appena udibile, lontano,
del fluido che deflagra da una sacca dentro all’altra.
Così sui due fronti continuò l’introflessione
fino a quando tutto quello che rimase
eran le gambe, in linea retta,
attorniate dal cerchio del collo
piantato nel culo
ed ornate sulla cima dalle dita delle mani
che spuntavano
e ancora dondolavano
lente,
pacifiche,
nell’aria,
quasi morbidi tentacoli di attinia.
Tutto questo accadde alla fermata del bus dietro casa
e pensai “Cristo,
certa gente
non rispetta proprio niente”.
Poi arrivò il bus, puntuale al secondo.



sabato 30 agosto 2008

roberto cavallera-abilità del fiore d'arcadia







Roberto Cavallera
abilità del fiore d'arcadia


sul segmento guidato del taglio si fa la bocca una ferita. mandata giù accenna al disordine causato, un disordine tranquillo, dentro continui cambi di titolo. registrazione di cose per mezzo di riprese continue a includere a valutare. chiesto silenzio, si gira, s'avvicina, un'occhiata, una. ripresa una deviazione nella gabbia, una rappresentazione, all'incirca. sul segmento una giuntura una plastica. coperto tutto. si chiude, c'è gente. tirata su la garza fa vedere il segno, se tocchi senti la resezione dell'estremo, del distale, proprio così, esperta. che chissà com'è che cresce, che ricresce, di nuovo duro, bianco, no niente male ma un freddo. altro titolo, lui sensuale perfido e falso lei prepara una cosa con poco alcol, a bassa diffusione di calore, s'accorciano in accoppiamenti in unzioni
capitolo. lui puledro remissivo lei commerciante sposata con a. vanno di scena con slancio con credibilità. echeggiano iperboli
giugno. sul divano un colloquio incoerente sulla probabilità, sulla rappresentazione del tempo ecc. un masticamento ostruttivo impedisce una piena esposizione dei fatti, sul foglio data una flessione del collo, un sì, un no, letto un termine, immangiabile, immangiabile, no, immaginabile. una provvisoria delegazione di specie ospite avanza nell'aria, sposa corpi, si fanno aria, si fanno soliti, continuano la visita, occupano spazi. germinazioni bene allineate ma senza intenzione senza preparazione, dermatologie moltiplicate, code lunghe, sciolte, contano di fantasie, di portenti. sul braccio intorno, passato un coso intorno, un filo, poi drenano e chiudono, un male delle volte, proprio così, esperta. afona l'estate che sviene

venerdì 29 agosto 2008

narratologie e nuove epiche italiane: trame




















01: felipe è uscito dal coma

...arnaldo consiglia a giulia di ignorare la sfida di laura e di scrivere un libro totalmente diverso. il padre di paola è a roma per affari. scoperta la verità su alberto, mira prepara la sua vendetta. vincenzo comunica a pietro che natasha è stata trovata morta. giovanni organizza un servizio fotografico con kimberly e coinvolge thorne che, allo studio, salva brooke da un incidente, ma la invita a dimenticarlo. beatrice, con grande sforzo, decide di non rivelare a benedetta che è sua madre, ma la bambina lo scopre dopo una splendida giornata con lei e paolo. diane rivela a victor che il bambino che aspetta è suo. ross, convocato dai genitori dei ragazzi sospettati di truffa, li informa che le case discografiche vogliono denunciarli. helio scopre che felipe è stato torturato e che è in coma. vittorio propone a flavia di usare la radio per cercare chi le ha ucciso il marito, ma lei rifiuta e, messa alle strette da vieri, si costituisce. una sera, paola e michele sono al ristorante, quando lui entra e vede sua figlia. renato sta per rintracciare il suo vero padre, ma ha bisogno dell'aiuto di costantino. il tribunale riconosce la paternità a deacon, che respinge le offerte dei forrester e degli spectra: vuole solo il piccolo eric. giuliano dice a elena che non saranno mai tranquilli finché tra loro ci sarà ettore. susan è fuggita a chicago per parlare coi nu ground. lo comunica a isa che ha una crisi di nervi e sviene. vieri convoca riccardo: lui sa che flavia è innocente e che lo fa per proteggere angelica. fa in modo di incontrarla, con grande emozione di entrambi. la cosa turba molto adriana, ma poi capisce che deve lasciarlo partire. ivan perde tutto al gioco. nikki si preoccupa per ashley, troppo impegnata nella battaglia contro victor e jack cerca inutilmente di convincerla a farsi da parte. harley propone di lasciarla agire da sola e di intervenire solo in caso di bisogno. mario, che ama isa, le procura un contratto per un disco. riccardo si autoaccusa dell'omicidio grimaldi e flavia viene rilasciata. giovanna, tornata dal brasile, si sfoga con tilli e cerca di staccare vera da max, mentre il rapporto tra giudici e tilly è sempre più intimo. un'inchiesta riserverà a valentina un incontro singolare, suscitando la gelosia di michele. marco non dà più notizie di sé. intanto, fra amber e rick torna l'armonia. ivan, in casa di rosa, tenta di simulare un furto, ma arriva ugo che cerca benedetta. jill torna da saint louis col certificato di nascita di mac dal quale risulta che è una chancellor. alvaro e sofia chiedono inutilmente il permesso di sbarco per axel. antonella dice a filippo che carlo non è suo figlio. alla life, michele smaschera graziella sarti, che cerca elementi per invalidare il testamento di elisa de marchis a favore di denise. teresa è pressata dalla difficile situazione della figlia, mentre silvia deve fare i conti con la sua vita e franco si scontra con domenico. mentre emilia rifiuta un invito a cena di giacomo, marco accetta di partecipare alla corsa "imbuto della morte". katherine si sente sollevata. a san cristobal, fra cassie e richard la situazione non migliora e il principe spera in una svolta facendo confessare il dottor weymouth, che però riceve minacce da edmund. cricket e michael continuano a litigare. sconvolto, filippo si rifugia a casa di ettore. l'hobby del giardinaggio porta teresa a condividere momenti divertenti con raffaele. nina propone un piano per evitare i licenziamenti alla gherardi. brooke e thorne, con la benedizione di bridget e della rassegnata kimberly, si ritrovano di nuovo insieme, felici. ashley e john apprendono che victor rinuncia alla causa contro la jabot. i nu ground ritirano la denuncia contro susan e amici. dopo un silenzio di 14 ore, radio carioca riprende le trasmissioni, ma il dip constringe armando a licenziare isa e mario. roberta confessa a nik di avere ucciso grimaldi, mentre franco rivela a paola il suo passato criminale. alberto, invece, andrà alla ricerca di mira, guidato da zatko, ma presto realizzerà di aver perso per sempre la donna che ama. marco viene a sapere che il suo avversario nella corsa clandestina è morto. intanto, ridge confessa a taylor che è lui il padre del bambino che morgan sta aspettando, lei reagisce con disperazione e vuole cacciarlo. ettore è furioso per come ivan sta gestendo il centro. billy e mac pensano di aver superato i loro problemi, ma jill minaccia la ragazza che, spaventata, pensa di lasciare billy. michelle supplica ray di aiutarla a riportare danny sulla retta via. l'havana viene chiusa e napoli occupata dagli americani. intanto, vieri non crede alle confessioni di flavia e di riccardo, che sembra vogliano coprire qualcuno. una confessione spiazza renato, e un'altra, quella che diego fa ad angela, porta sensi di colpa. adriana trova a casa un computer che pietro ha comprato per comunicarle via e-mail. morgan va a casa di taylor per un chiarimento e una discussione molto accesa sembra trasformarsi in tragedia. elena e giuliano si riappacificano, ma lei riceve dei fiori da ettore. ashley confida a olivia che fra lei e victor è finita. richard cerca di tirar fuori cassie, ma lei non intende tradire la promessa di fedeltà al popolo di san cristobal. per il bene dei due uomini che ama, isa decide di tornare a roseirau. paola, gelosa di viola, scopre che la donna aspetta un figlio da ettore. per valentina e michele è ora di una svolta. andrea e chiara fanno una gita in montagna... paolo caccia beatrice e ringrazia rosa per averlo aiutato con benedetta. ivan e victoria vanno da gary in carcere e lei sfoga tutta la sua rabbia sull'uomo. noah convince reva ad andare a pittsburgh, così non ci sarà quando josh e olivia si sposeranno. lei non vuole più vederlo, franco la consola... fatima decide di riprendere gli studi. matt vuole spacciare ecstasi nel locale, warton si ribella. mentre michelle mostra l'ecografia del suo bambino a meta, arriva claire, ma a lei impediscono di vederla. felipe esce dal coma, poi viene definitivamente scagionato, grazie a helio, che informa subito isa della liberazione dello zio oltre che della sua partenza per una missione pericolosa a napoli...

(continua...)


trame 02: un nuovo personaggio irrompe a palazzo

anita, seppur restia, comincia a provare dei sentimenti per massimo. alex decide di di tornare a minneapolis perché continua a sentirsi in colpa per la morte di malcolm. alan mostra a philip una busta contenente la fedina penale di gus. toni è arrabbiato per la fine del suo matrimonio e, per tirarlo su di morale, emiliano lo porta al bordello, dove il ragazzo dà prova della sua bravura come pianista. giulia riesce ad arrivare a napoli e quando penserà di aver perduto per sempre andrea, riceverà una bella sorpresa. scoperta da anna, silvia deve parlarle della sua relazione con pietro, dal quale le arriverà inattesa una richiesta di soldi. roberto fa credere a pierfrancesco che sua moglie è incinta. bridget è con brooke quando, improvvisamente, compare deacon. rosa e alessandro riescono ad entrare nell'archivio dell'orfanotrofio e trovano una valida traccia da seguire. paul confessa a cricket di essere ancora innamorato di lei. dopo aver sognato di nuovo il leone, cassie è convinta che richard guarirà. nel corso della serata malù svela a toni di essere l'amante di emiliano. dopo una serata di addio al celibato, marianna e diego festeggiano felici il loro matrimonio, quando all'improvviso una telefonata rischia di rovinare tutto. un nuovo personaggio irrompe al palazzo. giovanni decide di lasciare gigliola e tornare da mirella. eric organizza una cena per il ritorno di erica dall'ospedale e, ignaro che si tratti di sheila, invita anche la madre della ragazza. valerio scopre che la donna di gabriele è laura. reva è accanto a richard quando riapre gli occhi ma, subito dopo, l'uomo viene colpito da un altro ictus ed entra in coma. diego, ormai pressato dai creditori, si confida con eleonora. elena è prossima al debutto televisivo. pierfrancesco fa un regalo a rebecca, ma non è ciò che lei si aspettava. anita, sempre più coinvolta da massimo, non sa come nascondere i proprio sentimenti. rick va in arresto cardiaco e il dr. pierce gli dà poche ore di vita: l'unica speranza è un trapianto cardiaco, ma al momento non c'è un organo disponibile... zangao va a salutare julia e le chiede un bacio come ricordo. stefano ha un'idea folle per salvare paolo. giulia ristruttura il centro di accoglienza con l'aiuto di niko. alice cerca di riavvicinarsi al padre ma il suo tentativo fallisce. le ricerche di rosa e alessandro approdano di nuovo ad un punto morto. lo scontro tra lia e ginevra è inevitabile. ornella, grazie a raffaele, trova il modo di porsi con fabrizio. lisa è sempre più insofferente nei confronti dell'amicizia tra riccardo ed eliana. anita e massimo si baciano... per un banale contrattempo la finta gravidanza di rebecca rischia di essere scoperta. massimo respinge anita perché non può mettere in pericolo il suo ruolo di garante. billy e mac si danno un appuntamento nel parco. mel è disperata perché le condizioni del marito stanno peggiorando. a toni viene diagnosticata una polmonite. nella lotta per la propria innocenza, andrea incontra un nuovo ostacolo e questa volta lui e giulia hanno paura. a marina non sfugge la tensione tra michele ed elena e darà alla figlia il suo consiglio. rebecca riesce ad evitare di sottoporsi all'esame che rivelerebbe che non è incinta. erica scopre per caso che sua madre è stata sposata con eric forrester. alessandro è un po' scoraggiato per non essere riuscito a incontrare il notaio papisca. reva, rendendosi conto della sofferenza di richard, decide di staccare il respiratore. per viola, fare o no l'amore con matteo è un vero dilemma. riccardo accompagna eliana ad un appuntamento e questo scatena la gelosia di lisa. mac racconta tutto ad amanda, billy e larry, ma non viene creduta. maria, scoperto dove si trova toni, lo raggiunge e decide di rimanere con lui finché non sarà guarito. intanto, le speranze della famiglia galanti di ritrovare paolo svaniscono e stefano, chiuso nella sua disperazione, rifiuterà eleonora dandole un grande dolore. angela accetta di ascoltare le richieste di bruno, mentre franco minaccia il rivale. danilo dice a rebecca che non tornerà a lavorare con lei. scioccata, chiede spiegazioni a sheila che è costretta a raccontarle tutto. laura va da mister g e finisce in trappola. sharon chiede a nicholas di restare a vivere nei caraibi. cassie viene informata della morte di suo marito e, giunta in ospedale, lilian le dice che richard era un donatore di organi. farina dice a vincenzo che se francisca non ritroverà i soldi rubati, lui dovrà aiutarla a mandare avanti la fazenda. fra valentina e michele servono spiegazioni. giò, aiutando carmen, finisce in pericolo. alfio va a trovare alice per chiederle di ricominciare ad essere una famiglia. brooke decide di chiamare la sua bambina "hope". jack continua incessantemente a rimproverare la moglie di non averlo appoggiato con convinzione nella lotta per ottenere la custodia di kyle... farina si trasferisce a casa di francisca e beatrice gli dà il benvenuto. un misterioso uomo va a trovare massimiliano...
(continua...)


trame 03: giovanna muore

...giovanna smaschera giovanni e annega nell'alcol la disperazione. la storia tra donatello e piera sembra essere giunta alla fine. al suo risveglio donatello si rende conto che piera non ha dormito nella sua camera e sospetta che possa trovarsi da piero. donatello, in cerca di piera, va a casa di giovanni dove incontra piera e ne approfitta per scusarsi. ma prima dà a piera delle vecchie foto di suo padre, piera le vede e riconosce la donna ritratta con lui: è la madre di donatella. donatella cerca di confortare donatello che le ha rivelato di aver annullato i progetti matrimoniali con piera. in quel momento però giunge piera che lo caccia. donatello, sempre più in difficoltà con piera, continua a pensare a donatella. piera dice a donatella che è decisa a portare avanti il suo piano di seduzione nei confronti di giovanni per scoprire cosa lo unisce a giovanna. donatella, rimasta sola nell'ufficio di donatello, scopre la confessione scritta di piero in cui afferma di amare giovanna. nel frattempo, le cose per donatello si mettono davvero molto male. piera e giovanni vivono momenti di intensa passione. respinto da giovanna, piero cerca sfogo in una folle corsa in auto con donatella, mentre giovanna si confida con donatello. tra giovanna e donatello sembra nascere qualcosa mentre donatella percepisce che il fidanzato si sta allontanando da lei. piera cerca di riavvicinare donatella a giovanna, ma la ragazza è irremovibile. piera si rifiuta di nuovo di sposare donatello e l'uomo decide di andarsene. piera è disperata perché crede che giovanni e donatella siano amanti. giovanna scopre che giovanni forse è fidanzato con piera. per donatello e piera arriva il giorno delle nozze. mentre piera continua a vedere giovanni, giovanna mostra a donatello una strana ricetta. poco dopo i due vengono raggiunti da piero che, dopo aver colpito giovanni, minaccia donatello... donatello va di nuovo a giocare a poker ma continua a perdere e ad indebitarsi. giovanni lascia giovanna e chiede a piera di mettersi con lui. giovanna va da piero: ha ripensato alla faccenda di giovanni... donatello incontra giovanna sulla spiaggia e i due hanno una lunga conversazione. giovanna lo invita a lasciar perdere e di mettersi con lei, ma donatello non vuole sentire ragioni. giovanna viene assunta come commessa nella bottega in cui lavora piero. dopo una serie di dissapori con giovanni, piera decide di partire da sola per un week-end. malgrado sia sempre più innamorata di giovanni, piera decide di rinunciare a lui per evitare di far soffrire giovanna. donatella non riesce a sostenere l'interrogatorio di piero. giovanna scopre che giovanni l'ha lasciata perché è innamorato di piera. la ragazza, intanto, decide di scrivere una lettera di addio a giovanni che, però, viene vista anche da piera. donatella e donatello sono sempre più vicini, ma lei scopre un suo segreto. giovanna fantastica su come togliere di mezzo piera. donatella ha un altro flash della sua vita nei panni di giovanna. piero è scomparso e i suoi amici temono il peggio. donatello continua a corteggiare donatella e piero è molto geloso. piera incontra un affascinante medico in treno... giovanna, intanto, è eletrizzata dal fatto che piera se ne sia andata. giovanni informa giovanna di voler ospitare piera a casa sua. donatella chiede a giovanna notizie di donatello, ma la ragazza non risponde... donatella e donatello si incontrano poi sul lungolago e i due si baciano. terminato il week-end, piera arriva a casa di giovanni proprio mentre questi è tra le braccia di donatella in cerca di conforto. piera dà a giovanni un ultimatum per quanto riguarda il suo comportamento con donatella. donatella e donatello scoprono che giovanni è padre di entrambi. giovanna confida a piero l'imbarazzante situazione in cui si trovano donatella e donatello. nel frattempo donatello chiama giovanni papà. giovanni invita piera in un locale ma giovanna viene a saperlo e raggiunge giovanni per dirgli di disdire l'incontro con piera. i due finiscono per litigare. piero torna a casa felice e corteggia donatella. donatello ha un incontro prima con piera e poi con giovanna. giovanni comincia la sua vendetta contro giovanna e donatello. donatello e donatella passano la notte insieme. giovanna invece è disperata: giovanni l'ha lasciata per piera, che si sente in colpa per l'amica. donatello matura il proposito di dare una svolta al rapporto con donatella e anche lei è tormentata. dopo aver programmato un romantico weekend a parigi con giovanni, piera è costretta a rinunciarvi a causa del lavoro. donatella cerca di tenere lontana giovanna da piero, ma il suo tentativo fallisce. donatella dice a giovanna di essere innamorata di donatello... giovanni dice a donatella di essere suo padre... nonostante lo strano comportamento di piero, donatella e donatello organizzano un nuovo incontro segreto ma... giovanni propone a piera di affittare il loft sopra casa sua. donatella e giovanna vengono investite da un'auto pirata. donatella se la cava ma giovanna è molto grave... dopo un consulto, i medici dicono che per giovanna non c'è più niente da fare e acconsentono alla richiesta della donna di staccare le apparecchiature. quando giovanni arriva all'ospedale, la moglie sta morendo e gli chiede di prenderla in braccio perché vuole stare in piedi accanto a lui. giovanni la accontenta ma, quando sono in piedi giovanna muore. rientrato a casa dall'ospedale, giovanni ha un tenero incontro con piera...
(continua...)



sabato 23 agosto 2008

Particelle Instabili - L'eremita







L’eremita è un segaiolo che ha superato la fase banalmente porno e si masturba solo andando in un cinemino dove di pomeriggio proiettano il documentario
Silent Witnesses: America’s Historic Trees
Così detto sembra un segaiolo delle piante ma come si capirà meglio poi lo è del fotogramma.

TUTTA LA STORIA È MUTA:
La storia si apre con l’eremita, probabilmente spettinato e col cappotto stazzonato, che cammina spalle basse e accosto al muro di una città inutile. Passa davanti a varie vetrine di porno shops e cinemini osé senza curarsene. Si ferma davanti a un cinema dove proiettano il documentario Silent Witnesses: America’s Historic Trees. Sul manifesto c’è il titolo e un albero dall’aspetto di un enorme fallo zigrinato di bozze grasse.
Lui compera il biglietto scambiando uno sguardo di complicità (non ricambiato) con un cassiere pelato. Entra nella sala, che è completamente vuota.
Siede in prima fila. Vediamo scene alternate del documentario e di lui. Il documentario deve essere il più abulico e trito possibile, come il titolo promette: grandi paesaggi, alberi dall’aspetto vetusto, inquadrature di nidi, scoiattolini, superstar di 5-6 anni prima che appaiono come cameo a introdurre questa o quella sequoia.
Mentre il film procede implacabile, vediamo invece l’eremita sedersi in attesa affannata, guardare con aria sempre più arrapata, sbottonarsi la patta. Si vede che il membro è legato alla base da un giro di fil di ferro che lo stringe mostruosamente. Intorno al fil di ferro è gonfio e violaceo da ambo i lati, con bolle inquietanti e con purulente zone in rilievo. Lungo tutto il fusto spiccano vene scure che s’intrecciano convergendo in una cappella sproporzionatamente gonfia e costellata di capillari semiesplosi.
L’eremita si fa una sega muovendo su e giù della pelle che parrebbe altrimenti morta, mentre il membro resta sempre gonfio e molle nel contempo. Si vedono di lui espressioni indecifrabili tra dolore e piacere. Lacrime.
Primo piano di lui su cui appaiono immagini del documentario come se gliele proiettassero in faccia.
L’eremita manda un gemito (unico suono della storia) e fa una smorfia disumana; poi con mani tremantissime slega il filo di ferro e lascia spazio a un’eruzione in cui sperma, sangue e fango sgorgano accosti ma non mescolati nello stesso getto. Gliene spruzza sulla faccia, sui vestiti, sui sedili davanti, ovunque.
Pausa, in cui per tre o quattro vignette si vede solo il documentario. L’eremita riannoda il fil di ferro, si ricompone, esce gettando uno sguardo complice al cassiere che sta leggendo Linus e non lo caga.

NELLA PARTE DEL CINEMA, tutto sta all’abilità del disegnatore a costruire il montaggio tra scene del documentario e scene dell’eremita, rendendo il più assurdo possibile il contrasto tra un film sempre monotono e un accrescersi dell’eccitazione.
Si può fare con una serie circa di
2 vignette film – 1 eremita
1 film– 1 eremita
1 film – 2 eremita quando lui sta per venire. Poi la pausa tutta film che dicevamo.

Dopo che è uscito dal cinema, c’è una bella dissolvenza.
Stessa vignetta dell’inizio, l’eremita cammina lungo i muri, etc etc, ignorando il porno vero. Arriva allo stesso cinema di ieri, e vede che è chiuso. Sulla saracinesca sta scritto solo CLOSED, misteriosamente. Si capisce che lui è stupito.
Passeggia un po’ senza meta per la città. Entra in un parco. Vaga. Bambini, paperi nel lago, cani che afferrano il freesbee coi denti.
Si siede su una panchina in mezzo a due alberi esattamente identici a quelli ritratti nel documentario. Ma lui sembra non vederli, e si mette a piangere sileziosamente. Magari un’inquadratura ravvicinatissima dell’occhio con le lacrime che debordano può instaurare un’affinità visiva tra lacrime e sperma, ma non necessariamtente.



Mentre la sequenza d’immagini è tutta muta, le si potrebbe accostare il seguente testo, un lungo delirio a proposito dell’eremita dei tarocchi. Il testo andrebbe piazzato così:



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VIGNETTA VIGNETTA VIGNETTA

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VIGNETTA VIGNETTA VIGNETTA

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VIGNETTA VIGNETTA VIGNETTA


Il che non solo perché la pagina ricordi le figure dell’ I-Ching (cosa peraltro desiderabilissima), ma perché crei un attrito ulteriore tra lettura verbale (che deve andare avanti e indietro) e visiva (che procede più lentamente, e a scatti)
ECCO IL TESTO CHE VA ACCLUSO IN DIDASCALIA ALLA STORIA:

L’eremita ha la più dura delle mazze: pesta e ripesta mandragola e corniolo, trita il narvalo sui cocci d’ossidiana, sfibra il tiglio. Doma l’impeto sottile ma imperioso che si leva a notte fonda dai più oscuri e muscosi penetrali. Dove la roccia si fende, languidamente scostata dall’erompere del seme che proietta senza tema i suoi pazienti virgulti, lì si china l’eremita per vedere da vicino cosa accade quando il lento incatenarsi delle forze ctonie vibra, per la prima volta, solleticato da un anelito che a volte vorrebbe chiamare incertezza, talatra preferirebbe di designare quale desiderio (se solo tale parola trovasse luogo nel frastagliato lessico dei sassi), più spesso avrebbe forma di cicloide immensamente fissata su una lastra di basalto. L’eremita è un segaiolo. Conosce il lamento segreto di borragini e trifogli. Essendogli ignota la fretta, muta in polpa le scorze più tenaci. Di spora in spora, per spirali di soffioni, egli spande il suo sentire per i rami che s’inarcano gravati dalle pigne, per i fili sottili dei crescioni, sulle sbobbe schiumose che debordano silenti dalla carogna di un cinghiale ferito dal rotolare di un pietrone, trascinatosi che sputava sangue e merda per tre settimane, alla fine accosciato lì tra le foglie di castagno e confuso col paesaggio. L’eremita non rinuncia mai a nulla e dispensa preziosi consigli a chi s’asside, soppesando con libra precisa il trascorrere del tempo, sezionando senza enfasi il carapace generoso dei più antichi tra i cheliridi, dedicandosi con muta devozione alla geologica pratica della coobazione, peraltro non necessariamente intendendola. L’eremita, quando vede delinerasi l’arcobaleno tra i fili del ragno all’aurora, lo chiama amico, e ne viene ricambiato. L’eremita ha la più fina delle code: punge la volpe come il tafano, e tutto cristallizza col suo veleno nell’atto stesso in cui lo polverizza e soffia via, distrattatamente, a un nuovo stato. Se fosse fuoco, tutto quanto lambirebbe senza cenno di dolore; se fosse acqua, marcirebbe nelle ossa di una quercia millenaria per svaporare finalmente quando la scorza si squaglia, e mostra le nodose involuzioni. Il suo saio possiede l’attrito della pomice; col suo semplice passare, lui preleva dalla selva gli invisibili campioni di un’enciclopedia naturale che si va a depositare, diaristicamente, tra le leve e gli snodi di un corpo comunque obsoleto. L’eremita conosce la lingua segreta delle ghiande; sa leggere i ritmi con cui maliziose le felci socchiudono foglie al grigio brumoso di selva nell’alba d’agosto; sa dire il sesso dei funghi e vede il messaggio di un burattinaio infinitamente lontano lasciato nelle pieghe in cui s’avvolve il muschio per le crepe dell’olmo piagato dai lampi. Non c’è borborigmo di orso in letargo che l’eremita non abbia già sentito, e sentirà, e riconosca per fraterno. Avverte il proprio nome nel balzare strascinante dell’anfibio. Quando la larva lascia l’alveo glutinoso della cova, lui è lì. Lo reincontrerà davanti alle mandibole che stringono. I massi si piegano ad accoglierlo dove alfine si siede a contemplare, oppure li aveva già scavati col pervicace strofinare delle chiappe. Nelle volute del suo infaticabile pestello la materia, semplificata, si acquieta un istante, e tira il fiato. Sotto il volto l’eremita vede il teschio; sotto il teschio, l’atomo.



venerdì 22 agosto 2008

didascalia iconografica e testuale che espone le operazioni condotte sul testo poetico fra i settanta e i novanta tuttora in corso


Sublime è,infatti, il tendersi" più che artistico" dell'opera all'interno stesso della sua immanenza,ovvero il trascendersi della forma dall'interno della sua costituzione.

(in:Gianni Carchia-Retorica del sublime)

mercoledì 20 agosto 2008

nota alla coestensione della novella delle fontane





l'egizia si alzò nell'aria cambiando realmente di luogo: elevandosi la mente, si innalzò anche il corpo staccandosi da terra


didascalia iconografica per scholia in tragica, uscita due






tema o soggetto per il sussidiario dell'arte, da una conversazione non ancora avvenuta





Diecimila sensi sono sospesi sopra ogni frase, ogni parola, la minima intonazione


lunedì 11 agosto 2008

sussidiario d'arte - appunti di estetica di quindici anni prima, dai piccoli trattati dei nichilismi






l'opera può e deve essere trattata come un mito.

l'aisthesis moderna, che strappa l'anima al nulla.

l'arte,-stile, elabora il nichilismo, la cultura lo occulta; il nichilismo è il denominatore comune di entrambe. Lo stile non separa l'anima dalla sua esistenza asservita al sensibile, ma revoca in dubbio l'esistenza di quest'ultimo. Un breve sentire nasce da un evento, che per parte sua fluisce dal nulla. Solo una fenomenologia trascendentale delle sensazioni può enunciare una simile proposizione: sospendendo i pregiudizi mondani, del flusso temporale, della sostanza, ed anche della vita e della coscienza.


sequitur da: proposito di novella




Discorso o trattato della natura, disse la sconosciuta, proprio lei, qualcosa di astratto fra il cielo e le colline, il piano fisso, chiara è la notte, che altro se non questo buio, straperso uno zibaldone di pensieri, che strade vi serpeggiassero lo lesse in queste parole, in sillabari di volta in volta assoluti



martedì 29 luglio 2008

conversazione intorno al piano fisso, deleuze parla di spinoza





È pure un certo modo di vita, vivere in un piano fisso. Non vivo più
secondo delle sequenze variabili.
Allora, vivere su un piano fisso cosa
sarebbe?
La proposizione speculativa di Spinoza è:
c'è una sola sostanza assolutamente infinita,
che possiede cioè tutti gli attributi, e ciò che chiamiamo creature non
sono le creature, ma i modi o le maniere d'essere di questa sostanza.


martedì 22 luglio 2008

paraph.ii-II





Nel duello reale la finta di niente è il colpo stravincente, questa mossa di nulla che dissolve i sipari, una finta di nulla anzi il reale, un cazzo, allora niente, chiedere alla polvere l’arte che altro sarebbe, che in ogni attimo vi sia una porticina



domenica 20 luglio 2008

proposito di novella











Sovraccarico di fiori miracolosi che moltiplicano l’estasi un forte gemito di sesso femminile notte d’agosto nella chiarità del riquadro corpi a godere l’uno dell’altro e di sé stessi, un’anamnesi anterograda, cancellate i giorni e gli anni eliminate il mondo esteriore e quello interiore, dimenticate la fine e l’inizio, l’istante e la durata, nomi che toccano nomi non solamente negli epitaffi, si muovono fuori dallo spazio, riposano nella profondità oscura, camminando nel cerchio dove tutto giunge a compimento, inizia quando tutto era già finito da un pezzo, settantanove, novembre, qualcosa di astratto fra il cielo e le colline, lo schermo acceso, tardo pomeriggio, fra nebbie grigie di cenere gelida, un rapido amplesso sul divano, esplode a nove mesi di distanza, non un nome ma l’attributo della luce e della voce, se ne accenna nei regesti dell’areopagita e in questi altri, scribi già là, nel calore di luglio, se denotasse fata o angelo o che la brevissima designazione, che tutto racchiude, colma un debito infinito.


sussidiario d'arte - temi di poetica



Sondare l’ancestralità della voce, il gigante dell’immaginazione nel nano della disintegrazione del sé, innominato fluire di fiume che fluisce in nessun dove, proponi i confacenti amori il tempo li trascriverà, si tratta di scritture composte con altri ed altrui testi, ma non è questo il punto sono scritture comunque altre rispetto a qualunque testo, dicono nulla di tuo e tutto di te, altri anche i soggetti, questi stessi.


piccoli trattati dei nichilismi - abstract#2



Per quanto verisimigliante e patinata di buonsenso, l’affermazione che nichilismo e metafisica pervengano a rifiutare la realtà, non regge: quest’ultima è un loro sottoprodotto, un derivato almeno secondario, irrilevante se abbia esistenza o senso, nozioni queste che sono cifre di null’altro se non di nichilismo, però irriflesso.


sabato 19 luglio 2008

Roberto Cavallera - AK




toccato il suolo. già detto tutto. raccomandato il cielo. perso tutto. detto tutto. strofinati palmi su fibre su nodi. creduti. invitati al centro della scena, al centro della contesa. sul fazzoletto alcune chiazze gialle: coriandoli. una festa finita da poco. in fondo. sudore lasciato su pelle sottile. sembra sorridere. che la sabbia non la faccia infettare quella ferita gentile. non si può perdere così qualcuno o qualcosa. ecco l’ultima foto insieme, lui la indica, sembra sorridere

gli anni che restano. spenderli a manciate. come darsi in quello sguardo in quella bocca, quasi

divinità naturali stillate ai fianchi. sono due, sono bellissime, hanno qualcosa in mano, poi quattro o cinque buoni diavoli la prendono in giro. quello dai capelli rossi dice che non è poi così bella. le porta un sole arancione, no, viola. serve, dice, a sciogliere quella sua anima. fredda

l’altro tiene in bocca qualcosa o qualcuno: nessuno va a vedere

graffiata, ritagliata in carte, in tarocchi. le dicono che quella sorte sarà solo sua, sembra esserne lieta

lei è sulla porta, aspetta. lui le s’avvicina, a tentoni, alla luce d’una fiaccola improvvisata. forse la potrà baciare

pronta ad averlo, chiede più luce, e corde più resistenti. lo sa che nessuno può salvarlo, chiede. è una crema tenue quella che gli posa sulle labbra. lui ne indovina l’impasto, il colore, dice che no, non fa male


venerdì 18 luglio 2008

sussidiario d'arte - elementi di una conversazione su temi di estetica




Emerson 1823, il peggio è che il riflusso è certo, lungo e frequente, mentre il flusso viene transitoriamente e di rado.
aggiunta postuma di Bloom:
ma il vero peggio è che non venga mai più.
Vincenzo Agnetti, 1969 - Assioma:
dato un punto qualsiasi abbiamo comunque la conclusione di tutte le partenze e tutti gli arrivi.
Del racconto sognato e dell’inversione temporale, tutto che trascorre in una serie di visioni dentro lo sguardo, processi auditivi e metamorfosi del sensibile assai più che modelli.


Piccoli trattati dei nichilismi - abstract#1




Il niente dell’uno, ineffabile per eccesso.

Il niente della materia ineffabile per difetto; viceversa.

Il niente assurdo dell’uno, il niente assurdo degli altri dall’uno, il tutto degli intelligibili, delle forme delle copie, delle materie, il tutto dei fenomeni esemplari idest archetipi, il tutto dei simulacri e delle copie, in sperimentazioni aporetiche delle funzioni del silenzio, nel commento di damascio al parmenide, quando avvolge la totalità è limite, avvolta essa è infinita, ciò che in essa vi è di infinito è il sempre, dei principi primi xiv, europa ovunque lo stesso senso di ozio indefinito come altrove lo è il lavoro, un riferimento anche alla presunta crisi del romanzo, a cose scomparse da un pezzo, il romanzo, la crisi - affare piuttosto di cariti, chimere, ninfe, unicorni - anaximander, le cose fuori da cui..., comunque fuori…sarà occorso l’avervi fatto ritorno… quale messaggio… la lettura heideggeriana, viziata da causalismi scolastici, le cose da cui - separati che cercano di congiungersi, così Artaud lesse tragicommedie sessuali di un cosiddetto stare in un cosiddetto mondo


ditlinde persefone mendez - no more heroes



impalpabile l’incedere di donne sfavillanti come la luna che facilmente danno via anche il restante ma sfinite dalla potenza dell’amore si ammazzarono con una spada quando videro che perdevano il loro tempo disfatto dalle fiamme del maestoso furore del senza nome, il gruppo delle frecce d’amore è qui presente, molto rapidamente riattivarsi per improbabili bricchi di caffè nella dimora dell’esserci in un eterno presente, liofilizzazione del principio di realtà in vasti cicli epici che non rendono e in ogni caso mai s’avvicinerebbero al prestigio di motivati ronzini di successo, frattanto nello scriptorium tangibile alienazione, corpulento e assai delirante codex grandior in cui precipitare con introvabile presenza di spirito, crudeli mischie in cui morirono centomila che mai resusciteranno, massacri, tributi, crisi cerealicole, rasserenanti incontri con la gnostica dama, infinite narrazioni di picareschi tafferugli dove lo stravagante detenuto inserì chimerici notabili e innumerevoli pleonasmi da mietere per l’esigente utenza, licenziosità, ubriachezza, dissolutezza, corruzione, possa ciò portarvi felicità, prosperità e salvezza, l'antichità immaginata da un visionario frescante, vittoria dell'amore coniugale su tribolazioni e incomprensioni, un letargico sottofondo di danze rinascimentali sfogliando gazzette che procurano paralisi hawaiana, la forbita grafomania di un replicante dalle mille vite parallele, giornate che iniziavano atrocemente sotto densi strati di nubi fuggiti da un giudizio universale ricalcante der himmel über berlin, precipitarsi in perigliosi antri per propedeutici brainstorming, sognare possedimenti agresti ed eclissi dal circo filogovernativo mentre a pochi kilometri blasonati suini fruivano delle grazie del re dei pedofili, cercando di decifrare le oscurità di esotiche religiosità che raccattavano adepti in tutto il mondo o i bizzarri atteggiamenti di un principe d'austerità superiore a quella di ogni altro, compresi gli abitanti dell’enclave cristoterapeutica, sul tavolo prospetti con criptiche annotazioni in caso di afasia, insorgenza di epiteti apocrifi o disarcionamenti altri, vediamo come gli sfanga a quelli là, dovevano sollevare lo scudo, evitare i dardi dei nemici che li sovrastavano, spianare gli scoscendimenti delle rive, respingere gli attaccanti, poi quelli che per primi erano balzati fuori si affannavano a far uscire quelli che li seguivano, a ricomporre le file, discesa del disco rotante della fortuna che ordina a suo piacimento altezze stellate del cielo e agghiaccianti silenzi di pessimi attori adorati dal mondo intero in forme, riti e nomi differenti, tre persone in una deità e un sublime tabernacolo, questo e non altri potrà fortificare lo spirito, grazie alla folgorante intuizione, alla sorprendente tenacia il valoroso aveva dunque sottratto a ingiustificato oblio la gloria del thaumazein, per dire qualcosa di persuasivo, ite missa est, ultima cena dei weight watchers, volevano conoscere il significato delle solenni scene, nell’ordine ettore mascherato da armigero del quindicesimo secolo, cesare con corona imperiale, scimitarra e scudo, aquile bicefale che ricordano più attuali saltimbanchi sguarniti di destrieri, croci del santo sepolcro acciuffate da sovrani che un tempo sconfissero gli eftaliti e rifilarono il backgammon agli avversari, arpe, usberghi e altri accidenti, fuga dei traduttori da o verso ctesifonte in cerca dell’eccelso dall’anima immortale, one of these days, indefinito o gerundivo, le turbe di david, alessandro, giosuè, artù e il presbyter iohannes, carichi di risorse umane, chi di grazia sarebbe contento di nascere in una casa di ciechi nati, dove la luce del sole e degli altri luminari è nera come la pece? Là si udivano suonare molti strumenti, vibrare al vento molti gonfaloni, elmi rifulgere e corsieri muovere da una parte all’altra in un gran tumulto che pareva quasi che la terra dovesse spaccarsi sotto di loro, si aggirò per paesi e città, guarnigioni militari, paradisi e inferni il memoriale di un eroe inventato dischiude una finestra sulla devozione al lavoro, al gioco e alla prodigiosità del capitalismo mendicante, un personaggio risoluto a seguire le antiche tradizioni che ricoprì cariche importanti, forse forti e sentite come le pause ricreative in asfittici angoli cottura tra enunciazioni di nuove teorie su poteri d’acquisto o poco appropriate prestazioni trasformate in sequestri o parentesi orgiastiche con supplementi panna montata, ottenne il privilegio di poter governare un regno in cui non vi fosse un solo eretico o scettico, rapsodi o rappers, fratelli carcerati o trans sappiate che nessuna persona osa commettere il peccato di lussuria nella nostra terra giacché immediatamente sarebbe arsa, il viaggio si conclude qui, dopo visioni, iniziazioni e passaggi in imprecisate sfere planetarie, rimosse il fardello distruggendo numerosi eserciti cui inflisse luciferina detenzione in vanaglorioso padiglione d’ispirazione salesiana, ogni uomo qui è un poeta, sapiente, valoroso o eloquente, combattere, essere aggressivi o devoti di qualche genio senza lampada, lo splendore paralizzò il sole, la luna e le stelle


venerdì 11 luglio 2008

stringa per sirventese rococò (epigrafe)




Carmina vel caelo possunt deducere lunam


ditlinde persefone mendez-udakachandra


ઊઐઔੴઆચ
infiorescenze da urlo, sensazione gravemente emozionante senza oggetto preciso o forse infiniti prismi newtoniani, esaustivi percorsi kilometrici sulle rive d’un metastorico ruscello dal letto piu’ largo di quello del gange trasformabile per l’occasione in ricca area per pic-nic o circolo per molto soavi autocoscienze collettive, se traza un sendero muy amargo oppure nessuna valutazione e’ immaginabile, esplose un calore da altiforni addizionato al clima mefitico tipico dei luoghi ovvero all’audace ripresa di corazzate sagre paesane straripanti melopee lisce e caribu’ arrostiti, gli stati dello spirto verso una sorta di trance metayogica, a stento comprendevasi di trovarsi già all’indomani del corpus domini, non avendo riesumato breviari né mulini da preghiera per la bisogna. Immaginifiche labirintiche rappresaglie, notti particolarmente bianche, recitando l’om o meditando su possibili vie che trasportino al bello in un gnoseologia accessoria, la dominazione degli erlebnisse ancora e sempre, stato originario degli evasi dalla zoologia, vertiginosa dialettica di fittissime epistole che narravano di sovraccariche riflessioni über den grund vom satz, con strascichi di cante (canere, carmen, giardino magico o villa neroniana) jondo, une flore blanca que se arranca sin piedad o altri non-sensi linguistici, amore che fuggi da me tornerai e altre robe vediche polverizzatesi malamente nella durata o in inebrianti sessioni ofite che si sentiva la conflagrazione e forse la condivisione delle tutte le disgrazie di infiniti universi possibili, ahi lasso, profumata infusione giavanese rigenerante meno nociva dell’amarone o di prestigiose caraffe liturgiche, viscerale auspicio irresistibile del corporeo, rimembranze non proprio mirifiche, 1982, esterno giorno, valle poco incantata e contaminata da giostre venatorie sabaude, seguaci di wötan lasciarono tracce qua e là, tulilemblemblem, che cosa sarà stato attivato da chi, ennesimo fiacco tentativo di catarsi scritturale, depressione caspica arricchita da eventi bellici per nulla incoraggianti che forse rispecchiano la natura caprina di codesto anno, gli annessi e i connessi, che belzebu’ o chi per esso se li porti, possano gli inceneritori di tutto il mondo essere colpiti da orticarione senza tregua, da prurito anale persistente anzicheno’, possano essi ancora girare tumultuosamente e senza sosta in tutti i ricchi sedici piani di barocchi inferni bauddha oppure possano i loro congiunti rivoltarglisi contro, una volta per tutte oppure a puntate, secca, cielo allo zinco piu’ schegge di che un sano whirling possa farli precipitare,in una surreale gita verso il fiume in improbabili autocoscienze, rusticana superficie assediata, onore ai sommi veggenti, fulgidi progetti di improbabili ricerche interdisciplinari che non vedranno la luce né tantomeno il giorno, ruvide discese nei sotterranei dell’opprimente edificio misericordioso, tra i tanti palpiti, macilente stesure nell’hangar ermeneutico per kafkiani sapienzei, possa tutto cio’ finire in una fitta foresta di ortiche giganti, s’é perduto in quali spire parecchio punitive e sembra essere come certe mattinate plumbee alle scuole medie sulle quali conviene sospendere il giudizio, la negatività ontologica peggio degli olocausti nucleari o degli esperimenti a los alamos o quale accidente nervino, valori autentici o storie di vita vissuta o vera, che differenza fa, c’é sempre chi non é bastevolmente all’altezza di chissà quali corti di re artu’ e i suoi sgherri o altri seguaci scarsamente prezzolati, forse non era troppo cotto o provvisto di qualità elegiache o cos’altro ancora, atmosfere insostenibili con serie di coproduzioni indicibili, non saranno bastevoli fiorite ghirlande di rinascite né il wat pho, eppure sono vivo dovette dirsi, consolatorio nel coacervo di perle di sapienza per bufali neanche acquatici tenuto assieme con argomenti mirifici e sformati di pepite di entlebuch sepolte da ingredienti segreti, come aveva detto lei si’ anche a voi e per tutti noi, cosi’ é stato udito anche dalle mura e forse ma forse dai sordi che lo istoriarono ai ciechi, il convoglio s’arresto’ in una enclave da urlo, frammenti di declamazioni sui grandi del presente, lattine giganti di bevande esilaranti, nubi zeppeliniane di misture fatate, distributori di snacks polverizzati da palle chiodate o vigorose orde di imbestialiti, qui vissero e si espansero grandiosi saggi illuminati e illuminanti, con successivi ampliamenti faunistici non tra i piu’ leggiadri, frattanto giunsero segnali di vita che narravano di gite sulle nevi dello yeti ovvero di risanamenti piu’ o meno riusciti di settori molto out ultimamente, con glosse criptiche anzicheno’, niente chalet metastorico né visioni della piana di lumbini, troppo screanzati gli eventi degli ultimi tempi, al limite se proprio proprio dopo tutto cio’ che era stato fatto, largito e via dicendo, non restare a dormir sola, quasi necessario rifugiarsi in un covo di lesbiche delle caverne o in un coro polifonico barbaricino, tra un po’ l’ora stregata farà il suo ingresso e una trincia di sonno rem sarà carpita o sacrificata agli dei delle zone contaminate o denuclearizzate, incapacità di redigere minimaliste epistole, qual strazio, sortendo dall’antro cinematografico apparve l’imbufalita consorte del reduce da sindromi patatropicali ovvero inebrianti traversate riparatorie nei mari corallini di sontuosi arcipelaghi di gusto eccelso, ahi que dolor, credeva che il contributo alla dissoluzione della loro fulgida unione ovvero chissà quali incontri conturbanti, con sosta verso ruderi pseudogotici per concludere narrazioni di stati di agitazione o sortite dagli emisferi next age anch’essi asfittici, ecco appunto, la notte piu’ lunga tra turanici ulivi fulgidi chiari di luna ragioni della fede o vicende non tanto lecite, atmosfere vellutate tra acacie fiorite e rimembranze fin troppo articolate o proliferanti, frattanto schiudevasi una dimensione altra, privazione e interrogazione mentre gli eventi venivano inghiottiti in poco efficace precipitazione, passaggio alla lotta armata o quasi o forse che trattavasi di tornei di sumo tra verdi colline poco nirvaniche, nell’antro sensazioni troppo potenti con strascichi lirici anzicheno’, poi il ricomparire dell’improbabile hombre sotto ancor piu’ incredibili sfaccettature prima di essere – o forse già da sempre - trascinato verso universi di elettra o altri personaggi orrifici senza pietà, tipo giona nella balena senza storion, aiuto aiuto sembrava quasi sussurrare, stati indescrivibili nella scacchiera magica o regno di non si capisce quali prestigiosi principi o principî, der stand der faktizität, solidi palagi rigurgitanti meraviglie, calici dell’amicizia carichi di frammentazioni cordiali o conflagrazioni pneumatiche, verso percorsi napoleonici interrogandosi sulla storicità o la schiavitu’, altra discesa in sotterranei non proprio apostolici, poco dopo un altro essere la fece scomparir e con essa i significati dei significanti ola spazzatura di inconsistenti distanze semantiche, soleggiato l’arcadico pascolo o cosa cavolo era, non poteva mica continuare cosi’, forse se non avesse avuto l’audio, intanto tra gli orrifici il prosieguo gli orrori e le oscillazioni traboccanti di insolubili, la grandama traeva notevole godimento visibile ovvero respirabile, pare, anche le gite rustiche erano una gran figata piena di entusiasmo e motivazione, chi non partecipava non poteva certo ritenersi degno del da-sein o degli esistentivi, diamine, opacizzazione del tattva che lo condusse dalla sua antica amante con deliranti manovre ovvero sessioni shivaite verso sublimi metafisiche della luce riciclate piu’ da vite precedenti che non da plumbei contesti attuali dove il logos si appiattiva sulla consistenza del rognone o la possibilità dell’agnello macellato, ritirandosi su se medesimo e risultando di un corpo ferito, affranto, demolito da ansiolitici di fortuna, litri di bevande metamoscovite, aforismi insopportabili e ionosfere invelenite, impossibile riciclare seta o candore o altri artifizi, dov’é finito quel senza eguale, che cosa é stato distrutto da chi, l’entropia e i serpenti intorpiditi che si mordono la coda senza neanche un’ombra gnostica, annientamento o ultracorpi, d’altro non succede nulla direbbero alcuni, crisi filosofica ed esistenziale arricchita da interruzioni troncamenti alla radice operazioni assai pragmatiche, metamorfici flushing meadows senza che i mostri atterrassero con le loro molestie, cupe vampe o livide e soporifiche stanze di fortuna, quale aridità, tra i preta non dev’essere un granché, meglio cosi’ oppure also sprache qual paragrafo di sein und zeit che rifarà la sua invasione, proseguiva l’effusione dello spirto democratico su baghdad, giornate belliche cariche di tensioni psicologiche oltreché di raffiche, vale la pena approfondire, aridi universi giuridici decifrati alla bell’e meglio, la sacralità dell’anandagocara senza elisir psicotropi, le perle ai porci, storie parallele verso la sorgente petrolifera, sembrava quasi dunque di sentirsi venir meno l’augusto terreno da sotto le estremità, una percezione avvilente eternamente presente e ineffabile, tra i giardini di allah qualche fiore inebriante spandeva sogni a tripla mandata o altri nonsensi, tra le mura di chissà quale profeta che ogni primo sabato del mese stordiva i piu’ coriacei decantando miracolose virtu’, meglio le montagne russe che parevano addirsi all’instabilità contestuale o alle sue articolazioni, ecco dunque le anime difettose di chi si nutre di negligenza menefreghismo e illusioni atroci, solenne la costruzione color topo in puro cemento armato con vista sul tempio dell’unione di maiali, accanto cataste di riviste fin troppo prestigiose dal cui riciclaggio sostenere popoli lontani o altre iniziative ammirevoli, come sempre, fastoso ritorno da attricetta isterica, blasonato da oscure pratiche purificatrici o edificanti soggiorni su cio’ che resta del vicino oriente preconflagrazione, se aveva dunque gettato i semi, quali frutti deliziosi, massaie rurali gongolanti e funzionari lividi che raccattavano gli ultimi petroldollari su tavoli poco arcadici, é bello ritrovarsi, con canti e danze, poi al piano superiore della mescita futurista liquidando le meraviglie della casa, fotografie introvabili di memorabili mattanze di camosci carpite per l’occasione - ché non si sa mai, a volte tornano - durante interminabili giornate di zinco consacrate ai pilastri di improbabili esistenze, cos’avrà poi fatto la juve ergo qualcosa é rimasto, l’epa ingorda protesa in avanti, la giacca gessata che sprigionava potere e gloria, accanto i soliti seggi in plastica scarlatta, nota coronata niente fascinosa ma era già tanto che qualcheduno si prodigasse in sfere melodiose, eccoci, was heisst sich in bedeutung orientieren, chiedetelo a quel sapiente avvolto da loden tirolese e virgulti dai nomi biblici ovvero dall’ipernutrita sposa, altra vacca da guerra, la mattina uno sfolgorio di bevande liofilizzate in preparazione a cammini salvifici verso cime asfittiche, l’altare pieghevole sostituito da un provvidenziale sasso, non so proprio come far oppure né con la guerra né con gli eserciti ma col suo santo spirito, phänomenologie des geist, signore del grande universo piu’ altri attributi forse plotiniani, zitti voialtri o vi do un pugnatone sulla testa, e adesso con plinio ci sarà una bella caccia al tesoro, su forza, ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo, il prosieguo si perse per carducciane scarpate o nei calderoni infernali, una taunus carica di vettovaglie verso un pianoro poco propizio, oggi vi osservavo, qual novità, osservatori permanenti di rose niente mistiche, e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altrooo, se pesco chi fuma dietro i pini lo concio per le feste, de jure predae, l’abitabilità del pneuma o altre vicende per dolorosa via, ecco il bigoncio approntarsi per il lauto pasto, e ringraziamo anche per coloro che non ne hanno.

lunedì 7 luglio 2008

omaggio a William Seward Burroughs