martedì 20 novembre 2012
ditlinde persefone mendez,dal fondo manoscritto
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venerdì 2 marzo 2012
http://issuu.com/compostxt/docs/ditlinde_persefone_mendez_-_testi_-_issuu./1
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sabato 21 gennaio 2012
compostxt: Ditlinde Persefone Mendez: The fortune of the warr...
compostxt: Ditlinde Persefone Mendez: The fortune of the warr...: intenso carteggio e successiva frequentazione in situazioni di contrabbando, presto gli aneliti divennero altri e restò poco da carteggia...
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martedì 3 gennaio 2012
Ditlinde Persefone Mendez @ Issuu
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venerdì 17 giugno 2011
compostxt: Ditlinde Persefone Mendez: Trostspiegel
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giovedì 4 novembre 2010
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martedì 10 agosto 2010
ditlinde persefone mendez-bound upon a wheel
bound upon a wheel of fire
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mercoledì 24 febbraio 2010
ditlinde persefone mendez: in case of loss
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giovedì 2 luglio 2009
ditlinde persefone mendez-dietro l'involucro della narrazione
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venerdì 19 giugno 2009
ditlinde persefone mendez-fogliame

cronache spartane da prismatici pianeti, portenti di scelte stilistiche, utenti ispirati da incredibili ordini equestri e altri veggenti o cicli epici del mulino bianco, totale insensibilità verso ogni erdlebensbildkunst nell’oasi tutta, solforosi giorni per vendersi meglio e vender vantaggiosi prodotti ad altri in cerca di senso e dionisiaci slanci, circola voci che anche qui c’è molta promiscuità, ecco le damigelle avvolte dal protettivo pentacolo siderale, elementi inverosimili da prendere in cura o affidare alla diva dai sontuosi orpelli antistupro, atmosfera circense, banchetti speciali ricuciti con metodo o allora costei era completamente sconclusionata già da sempre, le manca il manico, bisognerebbe procurarle qualcuno che glielo infili per bene una volta per tutte, elaborazione di copiosa serie di rappresaglie, trionfo negli alveoli e perle gnostiche, frattanto compariva l’atleta demotivato e ancor deteriorato da traboccanti pasti al buio, exempla carichi di risvolti sarcosomatici, che tragedia o che trend d’imbecillità virale, me hanksh karin, in albanese nel testo, enunciati cyberpunk o significativi aforismi e scintillanti dottrine sull’esaltazione universale del buco nero, ansietà, caffè, cioccolata per questa che fu scambiata per un elfo, niente daghe in dotazione e partecipazione particolarmente selvatica, trafitti o trapassati dal futuro, barbari del paese delle aquile tra allegorie e sinestesie, pensiero debole e segregazioni sacrocordiali, sua maestà sostiene che convenga usare la mazza, sotto la panza la mazza avanza, quale sbrindellata propensione karmica avesse trasportato l’ex attrice tra rudi contrade dove si pose in essere platonica avventura con un altro illirico, vista la vastità della coltivazione, orsù eccoci, commovente indolenza o eroico perfezionismo mimetico, rapidità nella pianificazione, quelli accanto ancor più surreali, coffee break permanente sdraiati tra polibibite e fegato alla veneziana, per affinare la letizia notte incantata tra le nevi dove s’incontrava bella gente o si era sepolti da tracce mnestiche di intricati sentieri molto poco rilucenti, quadri sehr malerisch catapultavano in universi estetici che motivavano a una conversione in caraffa liturgica o in dervisci, danse tourne pour nous que dieu soit bon et doux, tavolate di adepti di frère roger o altri illuminati da supplizi effervescenti e falsi movimenti, seguito inenarrabile, passaggio al cenobio in cerca di samovar salvifici alla scoperta di singolari attrazioni tra probi o brutti vergognosi assuefatti da piaghe e gloria, indugi salariali e zoologia umanoide inguardabile, a tratti sprangate e panegirici tra pacchetti quasi turistici, fiabe e leggende sul corporativo corpo e il suo splendore, virulenti paragrafi sulla vita parallela della troppo casta, immane opulenza di dati della coscienza, il giorno seguente l’armonia delle sfere celesti restituì il rapsodo fuori combattimento, movimentato carnevale in nightclub agreste dove un gruppo di forza nuova magnificava la propria consistenza ontologica con anelli dal fatale sigillo, troppo ampolloso rivolgersi ai luminari, meglio un impiastro di tabacco, pane arrosto, nausea sartriana, bassorilievi dorati e schiave che verificavano se era nel cortile o in altre gazzarre da leggere con il beneficio dell'austerità, elogio di valori leghisti e stadi sul cammino della vita senza follia creativa ma molti da fustigare ché dio creò ogni essere vivente dotandolo di particolari qualità e giustamente ogni animale possiede un istinto particolare che lo rende più abile di altri in particolari situazioni come per esempio le iniziative parrocchiali e la pedofilia, si stigmatizzò la forza motrice dell’immaginazione o la capacità d'inquietare soloni e baroni o ipertesi che traevano profitto dormendo e ingurgitando tortelli, fauna atrocemente atroce e sottofondo musicale ibernante, economisti apocrifi più valorosi dei comuni mortali, curiose variazioni delle leggi mercatali si rivelarono esplosive, prendere coscienza di tutto questo sfacelo e della bisogna di dracme o talleri, la crescente crescita di prodotti che si vendono da soli scongelava circuiti neurovegetativi allarmati da contenuti poco confacenti o riferimenti che potessero turbare e condurre su orride strade selciate da equivoci trasporti, fuggire a corfù o antalya, portar via il pane dalla bocca e rubar vetture, caricarle d’armi e divenir cardinali, digressioni perigliose, vie noematiche che non superano la composizione del cemento armato, dilatazione del singolare logos, come fai con ‘ste belve? nel rallentamento si poteva procedere all’anastilosi ma un raid senza giudizio contribuì al lancio in un ovattato stordimento, timore di incontri troppo ravvicinati con la sovrana della topografia in preda a insolite tempeste ormonali, sì, ragazzo, vuoi fare un trio con qualcuna un po’ decisa? stile complesso, densissimo di citazioni e allusioni o stupefacenti messaggi criptici, nello scivolamento frequente sentirsi uno zombie tra buxtehude, ravel e fiacchi dizionari filosofici, riscriveranno guerra e pace, due inni e un carme nella speranza di trasformarsi in soggetti passivi di gusto fetish oppure convertiranno il rettilario in bibliotheca augustana mormorando ustad ustad o bevendo acciaio liquido, un tè narcotico nella sala segreta dove conveniva cestinare inviti isterici a serate solidali che sostenessero audaci battaglie e sedare a priori bellicose litanie sulle problematiche dell’existenz e la necessità di legami forti, quarti di bue e occhi di montoni apocalittici, aria plumbea, cieli minacciosi e freddo impietoso, una colonna di colombe senza collare impediva il passaggio ai discepoli dei quattro salti in padella, niente vino vista la gravità della transizione, insolubili aporie nell’arte concettuale o nell’interpretazione dell’origine del mondo, il poeta è come il principe delle nuvole
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sabato 17 gennaio 2009
virtù sistematicamente deteriorate da atti
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venerdì 18 luglio 2008
ditlinde persefone mendez - no more heroes

impalpabile l’incedere di donne sfavillanti come la luna che facilmente danno via anche il restante ma sfinite dalla potenza dell’amore si ammazzarono con una spada quando videro che perdevano il loro tempo disfatto dalle fiamme del maestoso furore del senza nome, il gruppo delle frecce d’amore è qui presente, molto rapidamente riattivarsi per improbabili bricchi di caffè nella dimora dell’esserci in un eterno presente, liofilizzazione del principio di realtà in vasti cicli epici che non rendono e in ogni caso mai s’avvicinerebbero al prestigio di motivati ronzini di successo, frattanto nello scriptorium tangibile alienazione, corpulento e assai delirante codex grandior in cui precipitare con introvabile presenza di spirito, crudeli mischie in cui morirono centomila che mai resusciteranno, massacri, tributi, crisi cerealicole, rasserenanti incontri con la gnostica dama, infinite narrazioni di picareschi tafferugli dove lo stravagante detenuto inserì chimerici notabili e innumerevoli pleonasmi da mietere per l’esigente utenza, licenziosità, ubriachezza, dissolutezza, corruzione, possa ciò portarvi felicità, prosperità e salvezza, l'antichità immaginata da un visionario frescante, vittoria dell'amore coniugale su tribolazioni e incomprensioni, un letargico sottofondo di danze rinascimentali sfogliando gazzette che procurano paralisi hawaiana, la forbita grafomania di un replicante dalle mille vite parallele, giornate che iniziavano atrocemente sotto densi strati di nubi fuggiti da un giudizio universale ricalcante der himmel über berlin, precipitarsi in perigliosi antri per propedeutici brainstorming, sognare possedimenti agresti ed eclissi dal circo filogovernativo mentre a pochi kilometri blasonati suini fruivano delle grazie del re dei pedofili, cercando di decifrare le oscurità di esotiche religiosità che raccattavano adepti in tutto il mondo o i bizzarri atteggiamenti di un principe d'austerità superiore a quella di ogni altro, compresi gli abitanti dell’enclave cristoterapeutica, sul tavolo prospetti con criptiche annotazioni in caso di afasia, insorgenza di epiteti apocrifi o disarcionamenti altri, vediamo come gli sfanga a quelli là, dovevano sollevare lo scudo, evitare i dardi dei nemici che li sovrastavano, spianare gli scoscendimenti delle rive, respingere gli attaccanti, poi quelli che per primi erano balzati fuori si affannavano a far uscire quelli che li seguivano, a ricomporre le file, discesa del disco rotante della fortuna che ordina a suo piacimento altezze stellate del cielo e agghiaccianti silenzi di pessimi attori adorati dal mondo intero in forme, riti e nomi differenti, tre persone in una deità e un sublime tabernacolo, questo e non altri potrà fortificare lo spirito, grazie alla folgorante intuizione, alla sorprendente tenacia il valoroso aveva dunque sottratto a ingiustificato oblio la gloria del thaumazein, per dire qualcosa di persuasivo, ite missa est, ultima cena dei weight watchers, volevano conoscere il significato delle solenni scene, nell’ordine ettore mascherato da armigero del quindicesimo secolo, cesare con corona imperiale, scimitarra e scudo, aquile bicefale che ricordano più attuali saltimbanchi sguarniti di destrieri, croci del santo sepolcro acciuffate da sovrani che un tempo sconfissero gli eftaliti e rifilarono il backgammon agli avversari, arpe, usberghi e altri accidenti, fuga dei traduttori da o verso ctesifonte in cerca dell’eccelso dall’anima immortale, one of these days, indefinito o gerundivo, le turbe di david, alessandro, giosuè, artù e il presbyter iohannes, carichi di risorse umane, chi di grazia sarebbe contento di nascere in una casa di ciechi nati, dove la luce del sole e degli altri luminari è nera come la pece? Là si udivano suonare molti strumenti, vibrare al vento molti gonfaloni, elmi rifulgere e corsieri muovere da una parte all’altra in un gran tumulto che pareva quasi che la terra dovesse spaccarsi sotto di loro, si aggirò per paesi e città, guarnigioni militari, paradisi e inferni il memoriale di un eroe inventato dischiude una finestra sulla devozione al lavoro, al gioco e alla prodigiosità del capitalismo mendicante, un personaggio risoluto a seguire le antiche tradizioni che ricoprì cariche importanti, forse forti e sentite come le pause ricreative in asfittici angoli cottura tra enunciazioni di nuove teorie su poteri d’acquisto o poco appropriate prestazioni trasformate in sequestri o parentesi orgiastiche con supplementi panna montata, ottenne il privilegio di poter governare un regno in cui non vi fosse un solo eretico o scettico, rapsodi o rappers, fratelli carcerati o trans sappiate che nessuna persona osa commettere il peccato di lussuria nella nostra terra giacché immediatamente sarebbe arsa, il viaggio si conclude qui, dopo visioni, iniziazioni e passaggi in imprecisate sfere planetarie, rimosse il fardello distruggendo numerosi eserciti cui inflisse luciferina detenzione in vanaglorioso padiglione d’ispirazione salesiana, ogni uomo qui è un poeta, sapiente, valoroso o eloquente, combattere, essere aggressivi o devoti di qualche genio senza lampada, lo splendore paralizzò il sole, la luna e le stelle
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venerdì 11 luglio 2008
ditlinde persefone mendez-udakachandra

ઊઐઔੴઆચ
infiorescenze da urlo, sensazione gravemente emozionante senza oggetto preciso o forse infiniti prismi newtoniani, esaustivi percorsi kilometrici sulle rive d’un metastorico ruscello dal letto piu’ largo di quello del gange trasformabile per l’occasione in ricca area per pic-nic o circolo per molto soavi autocoscienze collettive, se traza un sendero muy amargo oppure nessuna valutazione e’ immaginabile, esplose un calore da altiforni addizionato al clima mefitico tipico dei luoghi ovvero all’audace ripresa di corazzate sagre paesane straripanti melopee lisce e caribu’ arrostiti, gli stati dello spirto verso una sorta di trance metayogica, a stento comprendevasi di trovarsi già all’indomani del corpus domini, non avendo riesumato breviari né mulini da preghiera per la bisogna. Immaginifiche labirintiche rappresaglie, notti particolarmente bianche, recitando l’om o meditando su possibili vie che trasportino al bello in un gnoseologia accessoria, la dominazione degli erlebnisse ancora e sempre, stato originario degli evasi dalla zoologia, vertiginosa dialettica di fittissime epistole che narravano di sovraccariche riflessioni über den grund vom satz, con strascichi di cante (canere, carmen, giardino magico o villa neroniana) jondo, une flore blanca que se arranca sin piedad o altri non-sensi linguistici, amore che fuggi da me tornerai e altre robe vediche polverizzatesi malamente nella durata o in inebrianti sessioni ofite che si sentiva la conflagrazione e forse la condivisione delle tutte le disgrazie di infiniti universi possibili, ahi lasso, profumata infusione giavanese rigenerante meno nociva dell’amarone o di prestigiose caraffe liturgiche, viscerale auspicio irresistibile del corporeo, rimembranze non proprio mirifiche, 1982, esterno giorno, valle poco incantata e contaminata da giostre venatorie sabaude, seguaci di wötan lasciarono tracce qua e là, tulilemblemblem, che cosa sarà stato attivato da chi, ennesimo fiacco tentativo di catarsi scritturale, depressione caspica arricchita da eventi bellici per nulla incoraggianti che forse rispecchiano la natura caprina di codesto anno, gli annessi e i connessi, che belzebu’ o chi per esso se li porti, possano gli inceneritori di tutto il mondo essere colpiti da orticarione senza tregua, da prurito anale persistente anzicheno’, possano essi ancora girare tumultuosamente e senza sosta in tutti i ricchi sedici piani di barocchi inferni bauddha oppure possano i loro congiunti rivoltarglisi contro, una volta per tutte oppure a puntate, secca, cielo allo zinco piu’ schegge di che un sano whirling possa farli precipitare,in una surreale gita verso il fiume in improbabili autocoscienze, rusticana superficie assediata, onore ai sommi veggenti, fulgidi progetti di improbabili ricerche interdisciplinari che non vedranno la luce né tantomeno il giorno, ruvide discese nei sotterranei dell’opprimente edificio misericordioso, tra i tanti palpiti, macilente stesure nell’hangar ermeneutico per kafkiani sapienzei, possa tutto cio’ finire in una fitta foresta di ortiche giganti, s’é perduto in quali spire parecchio punitive e sembra essere come certe mattinate plumbee alle scuole medie sulle quali conviene sospendere il giudizio, la negatività ontologica peggio degli olocausti nucleari o degli esperimenti a los alamos o quale accidente nervino, valori autentici o storie di vita vissuta o vera, che differenza fa, c’é sempre chi non é bastevolmente all’altezza di chissà quali corti di re artu’ e i suoi sgherri o altri seguaci scarsamente prezzolati, forse non era troppo cotto o provvisto di qualità elegiache o cos’altro ancora, atmosfere insostenibili con serie di coproduzioni indicibili, non saranno bastevoli fiorite ghirlande di rinascite né il wat pho, eppure sono vivo dovette dirsi, consolatorio nel coacervo di perle di sapienza per bufali neanche acquatici tenuto assieme con argomenti mirifici e sformati di pepite di entlebuch sepolte da ingredienti segreti, come aveva detto lei si’ anche a voi e per tutti noi, cosi’ é stato udito anche dalle mura e forse ma forse dai sordi che lo istoriarono ai ciechi, il convoglio s’arresto’ in una enclave da urlo, frammenti di declamazioni sui grandi del presente, lattine giganti di bevande esilaranti, nubi zeppeliniane di misture fatate, distributori di snacks polverizzati da palle chiodate o vigorose orde di imbestialiti, qui vissero e si espansero grandiosi saggi illuminati e illuminanti, con successivi ampliamenti faunistici non tra i piu’ leggiadri, frattanto giunsero segnali di vita che narravano di gite sulle nevi dello yeti ovvero di risanamenti piu’ o meno riusciti di settori molto out ultimamente, con glosse criptiche anzicheno’, niente chalet metastorico né visioni della piana di lumbini, troppo screanzati gli eventi degli ultimi tempi, al limite se proprio proprio dopo tutto cio’ che era stato fatto, largito e via dicendo, non restare a dormir sola, quasi necessario rifugiarsi in un covo di lesbiche delle caverne o in un coro polifonico barbaricino, tra un po’ l’ora stregata farà il suo ingresso e una trincia di sonno rem sarà carpita o sacrificata agli dei delle zone contaminate o denuclearizzate, incapacità di redigere minimaliste epistole, qual strazio, sortendo dall’antro cinematografico apparve l’imbufalita consorte del reduce da sindromi patatropicali ovvero inebrianti traversate riparatorie nei mari corallini di sontuosi arcipelaghi di gusto eccelso, ahi que dolor, credeva che il contributo alla dissoluzione della loro fulgida unione ovvero chissà quali incontri conturbanti, con sosta verso ruderi pseudogotici per concludere narrazioni di stati di agitazione o sortite dagli emisferi next age anch’essi asfittici, ecco appunto, la notte piu’ lunga tra turanici ulivi fulgidi chiari di luna ragioni della fede o vicende non tanto lecite, atmosfere vellutate tra acacie fiorite e rimembranze fin troppo articolate o proliferanti, frattanto schiudevasi una dimensione altra, privazione e interrogazione mentre gli eventi venivano inghiottiti in poco efficace precipitazione, passaggio alla lotta armata o quasi o forse che trattavasi di tornei di sumo tra verdi colline poco nirvaniche, nell’antro sensazioni troppo potenti con strascichi lirici anzicheno’, poi il ricomparire dell’improbabile hombre sotto ancor piu’ incredibili sfaccettature prima di essere – o forse già da sempre - trascinato verso universi di elettra o altri personaggi orrifici senza pietà, tipo giona nella balena senza storion, aiuto aiuto sembrava quasi sussurrare, stati indescrivibili nella scacchiera magica o regno di non si capisce quali prestigiosi principi o principî, der stand der faktizität, solidi palagi rigurgitanti meraviglie, calici dell’amicizia carichi di frammentazioni cordiali o conflagrazioni pneumatiche, verso percorsi napoleonici interrogandosi sulla storicità o la schiavitu’, altra discesa in sotterranei non proprio apostolici, poco dopo un altro essere la fece scomparir e con essa i significati dei significanti ola spazzatura di inconsistenti distanze semantiche, soleggiato l’arcadico pascolo o cosa cavolo era, non poteva mica continuare cosi’, forse se non avesse avuto l’audio, intanto tra gli orrifici il prosieguo gli orrori e le oscillazioni traboccanti di insolubili, la grandama traeva notevole godimento visibile ovvero respirabile, pare, anche le gite rustiche erano una gran figata piena di entusiasmo e motivazione, chi non partecipava non poteva certo ritenersi degno del da-sein o degli esistentivi, diamine, opacizzazione del tattva che lo condusse dalla sua antica amante con deliranti manovre ovvero sessioni shivaite verso sublimi metafisiche della luce riciclate piu’ da vite precedenti che non da plumbei contesti attuali dove il logos si appiattiva sulla consistenza del rognone o la possibilità dell’agnello macellato, ritirandosi su se medesimo e risultando di un corpo ferito, affranto, demolito da ansiolitici di fortuna, litri di bevande metamoscovite, aforismi insopportabili e ionosfere invelenite, impossibile riciclare seta o candore o altri artifizi, dov’é finito quel senza eguale, che cosa é stato distrutto da chi, l’entropia e i serpenti intorpiditi che si mordono la coda senza neanche un’ombra gnostica, annientamento o ultracorpi, d’altro non succede nulla direbbero alcuni, crisi filosofica ed esistenziale arricchita da interruzioni troncamenti alla radice operazioni assai pragmatiche, metamorfici flushing meadows senza che i mostri atterrassero con le loro molestie, cupe vampe o livide e soporifiche stanze di fortuna, quale aridità, tra i preta non dev’essere un granché, meglio cosi’ oppure also sprache qual paragrafo di sein und zeit che rifarà la sua invasione, proseguiva l’effusione dello spirto democratico su baghdad, giornate belliche cariche di tensioni psicologiche oltreché di raffiche, vale la pena approfondire, aridi universi giuridici decifrati alla bell’e meglio, la sacralità dell’anandagocara senza elisir psicotropi, le perle ai porci, storie parallele verso la sorgente petrolifera, sembrava quasi dunque di sentirsi venir meno l’augusto terreno da sotto le estremità, una percezione avvilente eternamente presente e ineffabile, tra i giardini di allah qualche fiore inebriante spandeva sogni a tripla mandata o altri nonsensi, tra le mura di chissà quale profeta che ogni primo sabato del mese stordiva i piu’ coriacei decantando miracolose virtu’, meglio le montagne russe che parevano addirsi all’instabilità contestuale o alle sue articolazioni, ecco dunque le anime difettose di chi si nutre di negligenza menefreghismo e illusioni atroci, solenne la costruzione color topo in puro cemento armato con vista sul tempio dell’unione di maiali, accanto cataste di riviste fin troppo prestigiose dal cui riciclaggio sostenere popoli lontani o altre iniziative ammirevoli, come sempre, fastoso ritorno da attricetta isterica, blasonato da oscure pratiche purificatrici o edificanti soggiorni su cio’ che resta del vicino oriente preconflagrazione, se aveva dunque gettato i semi, quali frutti deliziosi, massaie rurali gongolanti e funzionari lividi che raccattavano gli ultimi petroldollari su tavoli poco arcadici, é bello ritrovarsi, con canti e danze, poi al piano superiore della mescita futurista liquidando le meraviglie della casa, fotografie introvabili di memorabili mattanze di camosci carpite per l’occasione - ché non si sa mai, a volte tornano - durante interminabili giornate di zinco consacrate ai pilastri di improbabili esistenze, cos’avrà poi fatto la juve ergo qualcosa é rimasto, l’epa ingorda protesa in avanti, la giacca gessata che sprigionava potere e gloria, accanto i soliti seggi in plastica scarlatta, nota coronata niente fascinosa ma era già tanto che qualcheduno si prodigasse in sfere melodiose, eccoci, was heisst sich in bedeutung orientieren, chiedetelo a quel sapiente avvolto da loden tirolese e virgulti dai nomi biblici ovvero dall’ipernutrita sposa, altra vacca da guerra, la mattina uno sfolgorio di bevande liofilizzate in preparazione a cammini salvifici verso cime asfittiche, l’altare pieghevole sostituito da un provvidenziale sasso, non so proprio come far oppure né con la guerra né con gli eserciti ma col suo santo spirito, phänomenologie des geist, signore del grande universo piu’ altri attributi forse plotiniani, zitti voialtri o vi do un pugnatone sulla testa, e adesso con plinio ci sarà una bella caccia al tesoro, su forza, ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo, il prosieguo si perse per carducciane scarpate o nei calderoni infernali, una taunus carica di vettovaglie verso un pianoro poco propizio, oggi vi osservavo, qual novità, osservatori permanenti di rose niente mistiche, e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altrooo, se pesco chi fuma dietro i pini lo concio per le feste, de jure predae, l’abitabilità del pneuma o altre vicende per dolorosa via, ecco il bigoncio approntarsi per il lauto pasto, e ringraziamo anche per coloro che non ne hanno.
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mercoledì 17 ottobre 2007
Ditlinde Persefone Mendez - Il cuore dei vittoriosi
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giovedì 11 ottobre 2007
Ditlinde Persefone Mendez-Algoritmi
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