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martedì 20 novembre 2012

ditlinde persefone mendez,dal fondo manoscritto

venerdì 2 marzo 2012

http://issuu.com/compostxt/docs/ditlinde_persefone_mendez_-_testi_-_issuu./1

sabato 21 gennaio 2012

compostxt: Ditlinde Persefone Mendez: The fortune of the warr...

compostxt: Ditlinde Persefone Mendez: The fortune of the warr...: intenso carteggio e successiva frequentazione in situazioni di contrabbando, presto gli aneliti divennero altri e restò poco da carteggia...

martedì 3 gennaio 2012

Ditlinde Persefone Mendez @ Issuu








venerdì 17 giugno 2011

compostxt: Ditlinde Persefone Mendez: Trostspiegel

compostxt: Ditlinde Persefone Mendez: Trostspiegel: "scatola di immagini per circuiti magici, dovendo il mondo essere fatalmente investito conviene predisporre il globo alla dissipazione, due..."

giovedì 4 novembre 2010

compostxt: Ditlinde Persefone Mendez: "foto punitiva inchiodata alla parete, la donzelletta in versione campestre, davanti a te un cigno, un’adepta dei draghi o dell’eroina, qual..."

martedì 10 agosto 2010

ditlinde persefone mendez-bound upon a wheel



bound upon a wheel of fire



da arguti narratori sperimentazione, arte o invenzione fantastica, sacri mostri in laboratori sconquassati, decisivi progressi filologici, a man may without hesitation kill anyone who attacks him with a weapon in his hand, premesse necessarie per cogliere la specificità, l’imperturbabilità della fanciulla tra fortunali o singolari astri che dardeggiassero a oltranza fatali raggi, con lo spiedo corsa all’acquitrinoso covile dell’empia bestia per farla a pezzi, indietro gli immortali tra pietre e ferro, immagini di individui soggiogati ai capricci della natura, disarmati di fronte a sventure, terrorizzati da tenebre e animali selvatici, discendere in silenzio tra paraboliche reti, l’ordine che si estingue ardendo di castità e abilità a imbrigliare perigliose acque in notti bianche di gelo sopra un confuso ammasso di verzieri incantati, alberi della conoscenza si imbevono in un invariato bagliore tra piagnistei e strazi di chi si sfianca a estrarre da ipnotici sofismi il serafico suono primigenio, ancora leggende nere, sottile trama di scaltrite e delicate figure in testi fondanti, rapidità di scrittura e ferocia di spirito scudisciano chi componeva versi così convulsamente da non avere il tempo di posare i piedi per terra, un regalo velenoso, un veleno così potente che fece vacillare l’innocente universo sul suo asse, luogo irreale per cenacolo di scherani di satana al patibolo, uscendo dal fiume il mostro dalla lunga coda e dalla testa di sauro durante la notte spaventava il mondo sublunare, anche il bardo perse in tal modo la sua amata prima di ritirarsi per sempre a sfamare maiali e altro oscuro bestiame, significativi confronti con i vicini enti ed esseri, infinite possibilità tra presunte trame strutturanti e sensibilità artistica di seminatori curatori massimi esperti capaci di grandiosi contributi a un'estetica della cementazione, completezza o nuova vita di relazione, trasparenze morfologiche, edite, bibite, post mortem nulla voluptas



mercoledì 24 febbraio 2010

ditlinde persefone mendez: in case of loss




in illo tempore figure o personificazioni da scaltrito bestiario tra regali avvelenati e animali serpenteschi, tra impavidi sotterfugi, un mondo alla rovescia o un fiacco trompe-l’œil, un universo di racconti in falsa prospettiva o in cerca di inquietante innocenza, paseabase el rey moro, la pietra filosofale e l’albero dei desideri si schiantarono i desideri delle creature rivelando il simulacro dei vittoriosi, come un incantatore di serpenti che spira dopo aver consacrato un pilastro o recide questo insopportabile fluire con la spada ben temprata del distacco, il presunto sovrano trascina la badessa nel sotterraneo labirintico della sola interrogazione possibile, la stranezza dell’esistenza in improbabile equilibrio al di sopra di un tutto sicuramente maggiore della parte ma sempre più simile al niente, forse un’idra riciclata da una confraternita di gnostici che esaltavano la provvidenziale rapidità dell’addomesticamento e la brutalità dello spirito mercatale, o una creatura in fuga da un trittico di bosch, il soggiorno quaggiù un fatto illusorio, una spossante accumulazione di immagini che derivano forse da viaggi errati sprovvisti di tranquille sicurezze o ancoraggi stabili e sicuri quali certi regni e i loro riferimenti più noti o altre pessime metafore, un problema di governance o un’assimilazione sbagliata dell’aufklärung, lune che irradiano in cima a singolari alberi dalle radici aeree o vigorosi rami di cactus, neanche il tempo di posare le zampe a terra, meno fustigante perdere la testa e non retrocedere di fronte a morte e guerra dissetandosi da fiori e ruscelli





giovedì 2 luglio 2009

ditlinde persefone mendez-dietro l'involucro della narrazione

venerdì 19 giugno 2009

ditlinde persefone mendez-fogliame



cronache spartane da prismatici pianeti, portenti di scelte stilistiche, utenti ispirati da incredibili ordini equestri e altri veggenti o cicli epici del mulino bianco, totale insensibilità verso ogni erdlebensbildkunst nell’oasi tutta, solforosi giorni per vendersi meglio e vender vantaggiosi prodotti ad altri in cerca di senso e dionisiaci slanci, circola voci che anche qui c’è molta promiscuità, ecco le damigelle avvolte dal protettivo pentacolo siderale, elementi inverosimili da prendere in cura o affidare alla diva dai sontuosi orpelli antistupro, atmosfera circense, banchetti speciali ricuciti con metodo o allora costei era completamente sconclusionata già da sempre, le manca il manico, bisognerebbe procurarle qualcuno che glielo infili per bene una volta per tutte, elaborazione di copiosa serie di rappresaglie, trionfo negli alveoli e perle gnostiche, frattanto compariva l’atleta demotivato e ancor deteriorato da traboccanti pasti al buio, exempla carichi di risvolti sarcosomatici, che tragedia o che trend d’imbecillità virale, me hanksh karin, in albanese nel testo, enunciati cyberpunk o significativi aforismi e scintillanti dottrine sull’esaltazione universale del buco nero, ansietà, caffè, cioccolata per questa che fu scambiata per un elfo, niente daghe in dotazione e partecipazione particolarmente selvatica, trafitti o trapassati dal futuro, barbari del paese delle aquile tra allegorie e sinestesie, pensiero debole e segregazioni sacrocordiali, sua maestà sostiene che convenga usare la mazza, sotto la panza la mazza avanza, quale sbrindellata propensione karmica avesse trasportato l’ex attrice tra rudi contrade dove si pose in essere platonica avventura con un altro illirico, vista la vastità della coltivazione, orsù eccoci, commovente indolenza o eroico perfezionismo mimetico, rapidità nella pianificazione, quelli accanto ancor più surreali, coffee break permanente sdraiati tra polibibite e fegato alla veneziana, per affinare la letizia notte incantata tra le nevi dove s’incontrava bella gente o si era sepolti da tracce mnestiche di intricati sentieri molto poco rilucenti, quadri sehr malerisch catapultavano in universi estetici che motivavano a una conversione in caraffa liturgica o in dervisci, danse tourne pour nous que dieu soit bon et doux, tavolate di adepti di frère roger o altri illuminati da supplizi effervescenti e falsi movimenti, seguito inenarrabile, passaggio al cenobio in cerca di samovar salvifici alla scoperta di singolari attrazioni tra probi o brutti vergognosi assuefatti da piaghe e gloria, indugi salariali e zoologia umanoide inguardabile, a tratti sprangate e panegirici tra pacchetti quasi turistici, fiabe e leggende sul corporativo corpo e il suo splendore, virulenti paragrafi sulla vita parallela della troppo casta, immane opulenza di dati della coscienza, il giorno seguente l’armonia delle sfere celesti restituì il rapsodo fuori combattimento, movimentato carnevale in nightclub agreste dove un gruppo di forza nuova magnificava la propria consistenza ontologica con anelli dal fatale sigillo, troppo ampolloso rivolgersi ai luminari, meglio un impiastro di tabacco, pane arrosto, nausea sartriana, bassorilievi dorati e schiave che verificavano se era nel cortile o in altre gazzarre da leggere con il beneficio dell'austerità, elogio di valori leghisti e stadi sul cammino della vita senza follia creativa ma molti da fustigare ché dio creò ogni essere vivente dotandolo di particolari qualità e giustamente ogni animale possiede un istinto particolare che lo rende più abile di altri in particolari situazioni come per esempio le iniziative parrocchiali e la pedofilia, si stigmatizzò la forza motrice dell’immaginazione o la capacità d'inquietare soloni e baroni o ipertesi che traevano profitto dormendo e ingurgitando tortelli, fauna atrocemente atroce e sottofondo musicale ibernante, economisti apocrifi più valorosi dei comuni mortali, curiose variazioni delle leggi mercatali si rivelarono esplosive, prendere coscienza di tutto questo sfacelo e della bisogna di dracme o talleri, la crescente crescita di prodotti che si vendono da soli scongelava circuiti neurovegetativi allarmati da contenuti poco confacenti o riferimenti che potessero turbare e condurre su orride strade selciate da equivoci trasporti, fuggire a corfù o antalya, portar via il pane dalla bocca e rubar vetture, caricarle d’armi e divenir cardinali, digressioni perigliose, vie noematiche che non superano la composizione del cemento armato, dilatazione del singolare logos, come fai con ‘ste belve? nel rallentamento si poteva procedere all’anastilosi ma un raid senza giudizio contribuì al lancio in un ovattato stordimento, timore di incontri troppo ravvicinati con la sovrana della topografia in preda a insolite tempeste ormonali, sì, ragazzo, vuoi fare un trio con qualcuna un po’ decisa? stile complesso, densissimo di citazioni e allusioni o stupefacenti messaggi criptici, nello scivolamento frequente sentirsi uno zombie tra buxtehude, ravel e fiacchi dizionari filosofici, riscriveranno guerra e pace, due inni e un carme nella speranza di trasformarsi in soggetti passivi di gusto fetish oppure convertiranno il rettilario in bibliotheca augustana mormorando ustad ustad o bevendo acciaio liquido, un tè narcotico nella sala segreta dove conveniva cestinare inviti isterici a serate solidali che sostenessero audaci battaglie e sedare a priori bellicose litanie sulle problematiche dell’existenz e la necessità di legami forti, quarti di bue e occhi di montoni apocalittici, aria plumbea, cieli minacciosi e freddo impietoso, una colonna di colombe senza collare impediva il passaggio ai discepoli dei quattro salti in padella, niente vino vista la gravità della transizione, insolubili aporie nell’arte concettuale o nell’interpretazione dell’origine del mondo, il poeta è come il principe delle nuvole

sabato 17 gennaio 2009

virtù sistematicamente deteriorate da atti

virtù sistematicamente deteriorate da atti temerari, per la nostra anima e la nostra gloria, si struggono e si estendono nell’avventura del destino che converte la propria creatività in traboccanti varietà di movenze e singolari manifestazioni di verosimile istrionismo, in una utopica agreste sala da ballo aveva arpionato una matrona imbattibile nella fellatio, magistralmente eseguita in affollato parking senza troppi protocolli, a qualche kilometro tra i ruderi della superba industria altri godevano delle proprie donne davanti e di dietro, accanto a stupefacenti padiglioni un vitreo teologo del gruppo biblico di ginevra, un’edizione critica del manifesto marxiano, voraci transalpini persi in trance da trascinare manualmente nelle auguste sale allietate da esangui musici ispirati da regressi e barbarie e nel pronao un urto fatale tra volumi e carichi altri, nella nube di atomi moti di assestamento, vetro, resina, zolfo, frattanto oscuri sovrani sassanidi completavano barocchi indici analitici, sequestro durante lo sgombero di rifiuti plastici, imprecisati sciami nel ventre riflettendo se piazzare chiodi o altri dissuasori, passò all’atto in maniera boccaccesca, che amarezza, un essere incantevole eppur bramoso di prestazioni che nessuno aveva la forza di somministrar, poco apostolici esercizi senza partecipazione emotiva intanto che esso o egli era ormai in orbite siderali lontanissime e congetturava prossimi incontri più approfonditi, inatteso sbarco che ottenebrava scagliando in universi paralleli interrotti ed esecuzioni memorabili, piero della francesca, iscrizioni regali dimenticate in chissà quale satrapia o all’origine del mondo, esterno giorno, cielo opaco e scolorito, infiammato ancorché assorbito in labirintiche ermeneutiche della wirklichkeit, aveva avuto impressioni molto positive, positivismo, logica formale e crisi cerebrali, inutile dire che ogni fluttuante contemplatio o commozione estetica era ormai polverizzata, tumultuose propensioni karmiche abbattono l’amore per la bellezza o in ogni caso non lo fortificano, la vibrazione della voce spazzava via ogni frammento di principio della realtà o eventuali cumuli di neve, impossibile eccitarsi o riscoprire la dottrina del conatus neanche di fronte a cotanto fulgor, irruente e forse anche sadico, la chioma afferrata con una impetuosità che anelava ad afferrare la totalità e anche di più, fuori dal lupanare era preferibile essere estranei, toccò spiegarlo tra folkloristiche allegorie e didascalie approdando al corno di lepre, ancora più dirompente sotto una gotica acquerugiola e assai determinato a riconquistare precedenti paragrafi, attività terrificanti, immettere improbabile rigore in un’oasi di tupamaros o in introvabili appartamenti collettivi tra nerboruti in cerca di calce e slavati slavi ebbri a caccia di pigmenti favolistici, piogge sparse e sessioni densamente hard, blando sottofondo klezmer, crocevia di peccatori d’ogni sorta che sbarcavano a raccontare le loro calamità tra brocche di saké e intrugli di miso e wakame che almeno non deteriorarono uno sconquassato metabolismo, scorrerie di argonauti e bisonti nell’esofago, interno notte, glaciale salone delle grottesche, me falta la palabra, si avvicinava leggerissimo, voce serafica e vertiginosa fragranza, iperbolico concilio un po’ svigorito, uditorio raro quanto intorpidito, uscita dal solenne palácio, peripato sotto poco stellata volta, niente night, inenarrabile flusso esistentivo, minimalisti calici blu di prosecco, baci roventi, dimmi che mi ami, così lui, verso un universo fantastico che neanche immaginava, la percezione del sonno e del respiro, una curiosa insonnia si impossessava di ciò che restava del giorno o dei giorni precedenti, giornate sulfuree, allo zinco, invelenite da atrocità varie nel nome di deperite istanze scientifiche o di presunti luminari che avevano trasceso il trascendentale, cercando di congiungere profonde intuizioni misteriche con lampi di intelligenza che salgono l'uno dopo l'altro sulla scena e si fabbricano ad arbitrio i soggetti dei loro mondi come se si trattasse di favole, i gusci semantici di idiozia e imbecillità e il meditato coraggio, tutto attorno si fa sempre più torbido, nel dubbio meglio sospendere il giudizio e astenersi da ogni cronaca di fughe annunciate, levare il campo e con quale coraggio arpionare questo filosofo per migrare con lui nell'eccelso, o meglio che cosa aveva evitato ciò fino a quell’istante, quasi investita dal suo passaggio, impercettibili lampi nell’inalterabile, diafano es tu rostro, le quantificazioni svaniscono, inutile simulare indifferenza o argomentare improbabile animosità, non serve nutrirsi ché della tua voce mi sazio, aimance, différance, entrata in mondi altri apparentemente stridenti, rude discesa tra racconti portentosi e costruzioni perifrastiche passive, ritornò per motivi non certo letterari, sogni stravaganti riferiti da campo de’ fiori mentre l’etereo grado noematico sprofondava in un insolito smarrimento, una minacciante matrix glocitans tra sentieri assai fragili, dai poteri del corpo ai corpi senza potere, le corps fait peur à ce moment, tautologico il descrittivo, inebrianti vortici verso l’antimateria


venerdì 18 luglio 2008

ditlinde persefone mendez - no more heroes



impalpabile l’incedere di donne sfavillanti come la luna che facilmente danno via anche il restante ma sfinite dalla potenza dell’amore si ammazzarono con una spada quando videro che perdevano il loro tempo disfatto dalle fiamme del maestoso furore del senza nome, il gruppo delle frecce d’amore è qui presente, molto rapidamente riattivarsi per improbabili bricchi di caffè nella dimora dell’esserci in un eterno presente, liofilizzazione del principio di realtà in vasti cicli epici che non rendono e in ogni caso mai s’avvicinerebbero al prestigio di motivati ronzini di successo, frattanto nello scriptorium tangibile alienazione, corpulento e assai delirante codex grandior in cui precipitare con introvabile presenza di spirito, crudeli mischie in cui morirono centomila che mai resusciteranno, massacri, tributi, crisi cerealicole, rasserenanti incontri con la gnostica dama, infinite narrazioni di picareschi tafferugli dove lo stravagante detenuto inserì chimerici notabili e innumerevoli pleonasmi da mietere per l’esigente utenza, licenziosità, ubriachezza, dissolutezza, corruzione, possa ciò portarvi felicità, prosperità e salvezza, l'antichità immaginata da un visionario frescante, vittoria dell'amore coniugale su tribolazioni e incomprensioni, un letargico sottofondo di danze rinascimentali sfogliando gazzette che procurano paralisi hawaiana, la forbita grafomania di un replicante dalle mille vite parallele, giornate che iniziavano atrocemente sotto densi strati di nubi fuggiti da un giudizio universale ricalcante der himmel über berlin, precipitarsi in perigliosi antri per propedeutici brainstorming, sognare possedimenti agresti ed eclissi dal circo filogovernativo mentre a pochi kilometri blasonati suini fruivano delle grazie del re dei pedofili, cercando di decifrare le oscurità di esotiche religiosità che raccattavano adepti in tutto il mondo o i bizzarri atteggiamenti di un principe d'austerità superiore a quella di ogni altro, compresi gli abitanti dell’enclave cristoterapeutica, sul tavolo prospetti con criptiche annotazioni in caso di afasia, insorgenza di epiteti apocrifi o disarcionamenti altri, vediamo come gli sfanga a quelli là, dovevano sollevare lo scudo, evitare i dardi dei nemici che li sovrastavano, spianare gli scoscendimenti delle rive, respingere gli attaccanti, poi quelli che per primi erano balzati fuori si affannavano a far uscire quelli che li seguivano, a ricomporre le file, discesa del disco rotante della fortuna che ordina a suo piacimento altezze stellate del cielo e agghiaccianti silenzi di pessimi attori adorati dal mondo intero in forme, riti e nomi differenti, tre persone in una deità e un sublime tabernacolo, questo e non altri potrà fortificare lo spirito, grazie alla folgorante intuizione, alla sorprendente tenacia il valoroso aveva dunque sottratto a ingiustificato oblio la gloria del thaumazein, per dire qualcosa di persuasivo, ite missa est, ultima cena dei weight watchers, volevano conoscere il significato delle solenni scene, nell’ordine ettore mascherato da armigero del quindicesimo secolo, cesare con corona imperiale, scimitarra e scudo, aquile bicefale che ricordano più attuali saltimbanchi sguarniti di destrieri, croci del santo sepolcro acciuffate da sovrani che un tempo sconfissero gli eftaliti e rifilarono il backgammon agli avversari, arpe, usberghi e altri accidenti, fuga dei traduttori da o verso ctesifonte in cerca dell’eccelso dall’anima immortale, one of these days, indefinito o gerundivo, le turbe di david, alessandro, giosuè, artù e il presbyter iohannes, carichi di risorse umane, chi di grazia sarebbe contento di nascere in una casa di ciechi nati, dove la luce del sole e degli altri luminari è nera come la pece? Là si udivano suonare molti strumenti, vibrare al vento molti gonfaloni, elmi rifulgere e corsieri muovere da una parte all’altra in un gran tumulto che pareva quasi che la terra dovesse spaccarsi sotto di loro, si aggirò per paesi e città, guarnigioni militari, paradisi e inferni il memoriale di un eroe inventato dischiude una finestra sulla devozione al lavoro, al gioco e alla prodigiosità del capitalismo mendicante, un personaggio risoluto a seguire le antiche tradizioni che ricoprì cariche importanti, forse forti e sentite come le pause ricreative in asfittici angoli cottura tra enunciazioni di nuove teorie su poteri d’acquisto o poco appropriate prestazioni trasformate in sequestri o parentesi orgiastiche con supplementi panna montata, ottenne il privilegio di poter governare un regno in cui non vi fosse un solo eretico o scettico, rapsodi o rappers, fratelli carcerati o trans sappiate che nessuna persona osa commettere il peccato di lussuria nella nostra terra giacché immediatamente sarebbe arsa, il viaggio si conclude qui, dopo visioni, iniziazioni e passaggi in imprecisate sfere planetarie, rimosse il fardello distruggendo numerosi eserciti cui inflisse luciferina detenzione in vanaglorioso padiglione d’ispirazione salesiana, ogni uomo qui è un poeta, sapiente, valoroso o eloquente, combattere, essere aggressivi o devoti di qualche genio senza lampada, lo splendore paralizzò il sole, la luna e le stelle


venerdì 11 luglio 2008

ditlinde persefone mendez-udakachandra


ઊઐઔੴઆચ
infiorescenze da urlo, sensazione gravemente emozionante senza oggetto preciso o forse infiniti prismi newtoniani, esaustivi percorsi kilometrici sulle rive d’un metastorico ruscello dal letto piu’ largo di quello del gange trasformabile per l’occasione in ricca area per pic-nic o circolo per molto soavi autocoscienze collettive, se traza un sendero muy amargo oppure nessuna valutazione e’ immaginabile, esplose un calore da altiforni addizionato al clima mefitico tipico dei luoghi ovvero all’audace ripresa di corazzate sagre paesane straripanti melopee lisce e caribu’ arrostiti, gli stati dello spirto verso una sorta di trance metayogica, a stento comprendevasi di trovarsi già all’indomani del corpus domini, non avendo riesumato breviari né mulini da preghiera per la bisogna. Immaginifiche labirintiche rappresaglie, notti particolarmente bianche, recitando l’om o meditando su possibili vie che trasportino al bello in un gnoseologia accessoria, la dominazione degli erlebnisse ancora e sempre, stato originario degli evasi dalla zoologia, vertiginosa dialettica di fittissime epistole che narravano di sovraccariche riflessioni über den grund vom satz, con strascichi di cante (canere, carmen, giardino magico o villa neroniana) jondo, une flore blanca que se arranca sin piedad o altri non-sensi linguistici, amore che fuggi da me tornerai e altre robe vediche polverizzatesi malamente nella durata o in inebrianti sessioni ofite che si sentiva la conflagrazione e forse la condivisione delle tutte le disgrazie di infiniti universi possibili, ahi lasso, profumata infusione giavanese rigenerante meno nociva dell’amarone o di prestigiose caraffe liturgiche, viscerale auspicio irresistibile del corporeo, rimembranze non proprio mirifiche, 1982, esterno giorno, valle poco incantata e contaminata da giostre venatorie sabaude, seguaci di wötan lasciarono tracce qua e là, tulilemblemblem, che cosa sarà stato attivato da chi, ennesimo fiacco tentativo di catarsi scritturale, depressione caspica arricchita da eventi bellici per nulla incoraggianti che forse rispecchiano la natura caprina di codesto anno, gli annessi e i connessi, che belzebu’ o chi per esso se li porti, possano gli inceneritori di tutto il mondo essere colpiti da orticarione senza tregua, da prurito anale persistente anzicheno’, possano essi ancora girare tumultuosamente e senza sosta in tutti i ricchi sedici piani di barocchi inferni bauddha oppure possano i loro congiunti rivoltarglisi contro, una volta per tutte oppure a puntate, secca, cielo allo zinco piu’ schegge di che un sano whirling possa farli precipitare,in una surreale gita verso il fiume in improbabili autocoscienze, rusticana superficie assediata, onore ai sommi veggenti, fulgidi progetti di improbabili ricerche interdisciplinari che non vedranno la luce né tantomeno il giorno, ruvide discese nei sotterranei dell’opprimente edificio misericordioso, tra i tanti palpiti, macilente stesure nell’hangar ermeneutico per kafkiani sapienzei, possa tutto cio’ finire in una fitta foresta di ortiche giganti, s’é perduto in quali spire parecchio punitive e sembra essere come certe mattinate plumbee alle scuole medie sulle quali conviene sospendere il giudizio, la negatività ontologica peggio degli olocausti nucleari o degli esperimenti a los alamos o quale accidente nervino, valori autentici o storie di vita vissuta o vera, che differenza fa, c’é sempre chi non é bastevolmente all’altezza di chissà quali corti di re artu’ e i suoi sgherri o altri seguaci scarsamente prezzolati, forse non era troppo cotto o provvisto di qualità elegiache o cos’altro ancora, atmosfere insostenibili con serie di coproduzioni indicibili, non saranno bastevoli fiorite ghirlande di rinascite né il wat pho, eppure sono vivo dovette dirsi, consolatorio nel coacervo di perle di sapienza per bufali neanche acquatici tenuto assieme con argomenti mirifici e sformati di pepite di entlebuch sepolte da ingredienti segreti, come aveva detto lei si’ anche a voi e per tutti noi, cosi’ é stato udito anche dalle mura e forse ma forse dai sordi che lo istoriarono ai ciechi, il convoglio s’arresto’ in una enclave da urlo, frammenti di declamazioni sui grandi del presente, lattine giganti di bevande esilaranti, nubi zeppeliniane di misture fatate, distributori di snacks polverizzati da palle chiodate o vigorose orde di imbestialiti, qui vissero e si espansero grandiosi saggi illuminati e illuminanti, con successivi ampliamenti faunistici non tra i piu’ leggiadri, frattanto giunsero segnali di vita che narravano di gite sulle nevi dello yeti ovvero di risanamenti piu’ o meno riusciti di settori molto out ultimamente, con glosse criptiche anzicheno’, niente chalet metastorico né visioni della piana di lumbini, troppo screanzati gli eventi degli ultimi tempi, al limite se proprio proprio dopo tutto cio’ che era stato fatto, largito e via dicendo, non restare a dormir sola, quasi necessario rifugiarsi in un covo di lesbiche delle caverne o in un coro polifonico barbaricino, tra un po’ l’ora stregata farà il suo ingresso e una trincia di sonno rem sarà carpita o sacrificata agli dei delle zone contaminate o denuclearizzate, incapacità di redigere minimaliste epistole, qual strazio, sortendo dall’antro cinematografico apparve l’imbufalita consorte del reduce da sindromi patatropicali ovvero inebrianti traversate riparatorie nei mari corallini di sontuosi arcipelaghi di gusto eccelso, ahi que dolor, credeva che il contributo alla dissoluzione della loro fulgida unione ovvero chissà quali incontri conturbanti, con sosta verso ruderi pseudogotici per concludere narrazioni di stati di agitazione o sortite dagli emisferi next age anch’essi asfittici, ecco appunto, la notte piu’ lunga tra turanici ulivi fulgidi chiari di luna ragioni della fede o vicende non tanto lecite, atmosfere vellutate tra acacie fiorite e rimembranze fin troppo articolate o proliferanti, frattanto schiudevasi una dimensione altra, privazione e interrogazione mentre gli eventi venivano inghiottiti in poco efficace precipitazione, passaggio alla lotta armata o quasi o forse che trattavasi di tornei di sumo tra verdi colline poco nirvaniche, nell’antro sensazioni troppo potenti con strascichi lirici anzicheno’, poi il ricomparire dell’improbabile hombre sotto ancor piu’ incredibili sfaccettature prima di essere – o forse già da sempre - trascinato verso universi di elettra o altri personaggi orrifici senza pietà, tipo giona nella balena senza storion, aiuto aiuto sembrava quasi sussurrare, stati indescrivibili nella scacchiera magica o regno di non si capisce quali prestigiosi principi o principî, der stand der faktizität, solidi palagi rigurgitanti meraviglie, calici dell’amicizia carichi di frammentazioni cordiali o conflagrazioni pneumatiche, verso percorsi napoleonici interrogandosi sulla storicità o la schiavitu’, altra discesa in sotterranei non proprio apostolici, poco dopo un altro essere la fece scomparir e con essa i significati dei significanti ola spazzatura di inconsistenti distanze semantiche, soleggiato l’arcadico pascolo o cosa cavolo era, non poteva mica continuare cosi’, forse se non avesse avuto l’audio, intanto tra gli orrifici il prosieguo gli orrori e le oscillazioni traboccanti di insolubili, la grandama traeva notevole godimento visibile ovvero respirabile, pare, anche le gite rustiche erano una gran figata piena di entusiasmo e motivazione, chi non partecipava non poteva certo ritenersi degno del da-sein o degli esistentivi, diamine, opacizzazione del tattva che lo condusse dalla sua antica amante con deliranti manovre ovvero sessioni shivaite verso sublimi metafisiche della luce riciclate piu’ da vite precedenti che non da plumbei contesti attuali dove il logos si appiattiva sulla consistenza del rognone o la possibilità dell’agnello macellato, ritirandosi su se medesimo e risultando di un corpo ferito, affranto, demolito da ansiolitici di fortuna, litri di bevande metamoscovite, aforismi insopportabili e ionosfere invelenite, impossibile riciclare seta o candore o altri artifizi, dov’é finito quel senza eguale, che cosa é stato distrutto da chi, l’entropia e i serpenti intorpiditi che si mordono la coda senza neanche un’ombra gnostica, annientamento o ultracorpi, d’altro non succede nulla direbbero alcuni, crisi filosofica ed esistenziale arricchita da interruzioni troncamenti alla radice operazioni assai pragmatiche, metamorfici flushing meadows senza che i mostri atterrassero con le loro molestie, cupe vampe o livide e soporifiche stanze di fortuna, quale aridità, tra i preta non dev’essere un granché, meglio cosi’ oppure also sprache qual paragrafo di sein und zeit che rifarà la sua invasione, proseguiva l’effusione dello spirto democratico su baghdad, giornate belliche cariche di tensioni psicologiche oltreché di raffiche, vale la pena approfondire, aridi universi giuridici decifrati alla bell’e meglio, la sacralità dell’anandagocara senza elisir psicotropi, le perle ai porci, storie parallele verso la sorgente petrolifera, sembrava quasi dunque di sentirsi venir meno l’augusto terreno da sotto le estremità, una percezione avvilente eternamente presente e ineffabile, tra i giardini di allah qualche fiore inebriante spandeva sogni a tripla mandata o altri nonsensi, tra le mura di chissà quale profeta che ogni primo sabato del mese stordiva i piu’ coriacei decantando miracolose virtu’, meglio le montagne russe che parevano addirsi all’instabilità contestuale o alle sue articolazioni, ecco dunque le anime difettose di chi si nutre di negligenza menefreghismo e illusioni atroci, solenne la costruzione color topo in puro cemento armato con vista sul tempio dell’unione di maiali, accanto cataste di riviste fin troppo prestigiose dal cui riciclaggio sostenere popoli lontani o altre iniziative ammirevoli, come sempre, fastoso ritorno da attricetta isterica, blasonato da oscure pratiche purificatrici o edificanti soggiorni su cio’ che resta del vicino oriente preconflagrazione, se aveva dunque gettato i semi, quali frutti deliziosi, massaie rurali gongolanti e funzionari lividi che raccattavano gli ultimi petroldollari su tavoli poco arcadici, é bello ritrovarsi, con canti e danze, poi al piano superiore della mescita futurista liquidando le meraviglie della casa, fotografie introvabili di memorabili mattanze di camosci carpite per l’occasione - ché non si sa mai, a volte tornano - durante interminabili giornate di zinco consacrate ai pilastri di improbabili esistenze, cos’avrà poi fatto la juve ergo qualcosa é rimasto, l’epa ingorda protesa in avanti, la giacca gessata che sprigionava potere e gloria, accanto i soliti seggi in plastica scarlatta, nota coronata niente fascinosa ma era già tanto che qualcheduno si prodigasse in sfere melodiose, eccoci, was heisst sich in bedeutung orientieren, chiedetelo a quel sapiente avvolto da loden tirolese e virgulti dai nomi biblici ovvero dall’ipernutrita sposa, altra vacca da guerra, la mattina uno sfolgorio di bevande liofilizzate in preparazione a cammini salvifici verso cime asfittiche, l’altare pieghevole sostituito da un provvidenziale sasso, non so proprio come far oppure né con la guerra né con gli eserciti ma col suo santo spirito, phänomenologie des geist, signore del grande universo piu’ altri attributi forse plotiniani, zitti voialtri o vi do un pugnatone sulla testa, e adesso con plinio ci sarà una bella caccia al tesoro, su forza, ora le tue labbra puoi spedirle a un indirizzo nuovo, il prosieguo si perse per carducciane scarpate o nei calderoni infernali, una taunus carica di vettovaglie verso un pianoro poco propizio, oggi vi osservavo, qual novità, osservatori permanenti di rose niente mistiche, e la mia faccia sovrapporla a quella di chissà chi altrooo, se pesco chi fuma dietro i pini lo concio per le feste, de jure predae, l’abitabilità del pneuma o altre vicende per dolorosa via, ecco il bigoncio approntarsi per il lauto pasto, e ringraziamo anche per coloro che non ne hanno.

mercoledì 17 ottobre 2007

Ditlinde Persefone Mendez - Il cuore dei vittoriosi





favolistici i giorni seguenti sotto un monsone che annunciava una poco promettente glaciazione, inutile provare a scongelarsi, il cerchio si fa troppo quadrato e la diagonale abissale, variazioni della danse macabre in questi fulgidi luoghi o presso i fratelli serbi, curiose forme di scoramento mettono a soqquadro lo spirito, restano copiosi emisferi della pasticceria barocca o bevande neurolettiche, giorno e notte un coro melodioso riempie il cielo, anche quelli accanto, sarà la magia degli gnomi da giardino o dell’altero sguardo della sposa, chiedevano smaniosi quando il prodotto avrebbe visto il giorno o forse la notte, visti i ritmi, sprofondarsi nel blu lapislazzuli delle oniriche miniature, trarne una roba eroica con troppi personaggi intrappolati tra fenomenali avventure, reclusorio con ritratto gigante di padre pio, fogliame che certificava la realtà dell’improbabile periplo e pretendeva di vedere già da sempre il cascante proemio scrupolosamente purificato dalle fusioni posteriori, il record nelle vendite garantirà prestigiose vittorie alla fiera dello spiedo o della pesca ripiena, centrifugate le cervella rimarrà un trasbordo in dancing rusticani o a un incontro di baseball tra psicastenici demotivati e ninfomani, il progresso un incantesimo per scienziati sprovvisti di mezcal o del volo sempre ronzante di seguaci devoti o digiunanti, speriamo tutti che si integri, ecco la saffica che scarica furgoni, altra defezione che altera i nervi di chi sta elaborando nuove morali, vorace dibattito su vite coniugali, progetti salvifici e altre scorie di successo, il paraclito o la voce peripatetica magnetizzavano gaglioffi addetti alle baldorie timorosi di finire in fanteria, teorici del contatto universale e della naumachia, nove porte e un decimo varco, alchimie per il lettore moderno infranto come la lancia di paride nel tumulto della grande troia, vasto attendamento sfavillante, oggi il saggista di grido lo definirebbe ibrido tra woodstock e potenti congreghe dell’oratorio, notevoli l’affluenza e l’overdose di atrocità musicale, carri astutamente decorati per la maestosa missione, persero l’orientamento nella superba cittadella, là dal ponte o dal periglioso varco nutriti raggruppamenti rinchiusi nella bertesca o in viaggio con tamburi, stendardi, aquile pieghevoli e damigiane, tutti i giardini, i boschetti, le siepi, traboccano di fiori e l’aria si spande in piccole onde di gioia, esplosiva kermesse tra padiglioni con antecedenti del barbecue e palchi mobili con castellane disgustate, quante pagine mancano, giornate devastanti polverizzano il rimasuglio di forza pneumatopsichica, essendo il sarcosomatico ancor più deteriorato e bisognoso di restauri o rifacimenti che non si sa mai, nell’ordine un paradisiaco non-stop ormai ciclico che ricorda la traboccante fabbricazione di bronzi rituali ma i pezzi prodotti e il sacro utilizzo potevano forse contenere filtri ipnotici, coriacee operazioni di salvataggio, coordinatori esasperati dalla non produttività, clima ancor più grave del venerdì santo, indiscutibile eccellenza di pensatori logici che tutto vedono prevedono e anticipano con tonalità funeste, trafitti dalla saga, possa sbarcare un esorcista a risanare il tutto nell’attesa dei re magi, ritorno dalle fiandre e da poco apostoliche gite, altri arrostiti dal transito africano e da un safari in saldo con scorta armata, atmosfera sublime e raggiante, niente cene di gala, entusiasmo convertito in dracme da arpionare, non si discute, non siamo ancora a gerusalemme, riapprodano i rapaci proferendo altre assurdità strategiche, non ce la facciamo, affianchiamo qualchedun’altro, diecimila caratteri, piazza dei bovidi da cui fuggire con un caicco o leggerissime nuvole tra la solennità della ridente enclave di serenità e pace dove circa un anno prima transitava il senatore del regno prima d’esser folgorato dalla potenza della basilica mariana, verso la serafica mescita tra intrugli e kilometriche sovradeterminazioni che potevanoo proseguire per quindici ore o giorni, che differenza fa, I know all there is to know about the crying game, gandharva fuori dalle tavole sinottiche prima che finisse il funesto anno, esterno giorno, sole abbagliante, ventanilla con corte metallica, tocco lenitivo e forse di pacificazione di tutte le percezioni, l’indomani molto diverso, mille domande sui perché e i per come e considerazioni del tipo dev’essere stata dura per lui, l’amico che doveva sapere e proprio non riusciva a sospendere il giudizio o forse si era persuaso che fosse una storiella hard-core, in un bovindo o in chissà quale golfo mistico, sognando una non-conclusione modello matador senza consacrarsi a dionisiaci protocolli, mal d’auto continuo in mezzo a ottusi mitomani e altre fiorite sindromi da riempire una summa dei lazzaretti o iniziarsi ad ammaestramenti cabalistici, immotivati rovesci invasero il ridente spazio, passaggio in capiente mitreo dalle raffigurazioni psicotrope, acustica che poteva procurare trance, il quatuor spossato in fuga con calici di rosso, fuori un freddo crudele, c’è tanto da imparare


giovedì 11 ottobre 2007

Ditlinde Persefone Mendez-Algoritmi

ferma come il tuono la seggiola di chi lo cerca è stabilita oltre il vuoto dello spazio, oceani di sorprese, oasi faunistiche introvabili altrove, prodotti catastrofici e smargiasse immerse nell’ossigeno o nel mercurio bramose di annientar cervantes e compiuta donzella, zazzere poco linde a bordo di pick-up scarlatti e nerborute dottrine sortite dalla roccaforte delle margherite, perfido clima bofrost che non vuole finire e ancor più deliranti vicissitudini, inverosimili riciclaggi in darsene dell’ergastolano, strabilianti iniziative psicosocioeducative in un’urbe sempre più catatonica, fitte compilazioni e spilorci benedetti da massoni deviati o altri seguaci del saccheggio scoordinati da dinamismi particolarmente anali, fosche industrie di fotocomposizione di cialtroni inamidati che tutto stravolgevano e uccidevano chi gli passava davanti sfoderando insultari moderni tra ficus in plastica, ritratti di sandonbosco e ghiande miracolose, coriacee leggi di mercato o aforismi borsistici, occhi di fiamma e dita come uncini d' acciaio, striminzite royalties su chimeriche operazioni, portentosi universi della caporalesca imprenditoria, meglio una fuga in polinesia o una trasfigurazione in pavone, frattanto circensi avvenimenti, individui distrutti dai palagi governativi o da storiazze con genti omeriche entusiaste scompagnate da connubi asfittici, ampollose meditazioni e futili sessioni marziali, restituire la spada in cambio della propria salvezza, esperienze iperboliche e altri stati alterati, svuotamento di fitti depositi esistentivi tra vini prestigiosi e sontuosi carichi di narrazioni non proprio telegrafiche, in mancanza di perfetti arsi sul rogo cottura di carni rosse e del genere femminile, la sua presenza lo deteriorava quindi si vedeva costretto suo malgrado a interrompere i rapporti di frequentazione, da tempo sognava di essere pressato da una radice quadrata, si addormentò finendo in un pascolo poi in un canale e in una serie di arbusti, cataloghi di tutti i mali dell’universo e delle virtù di fidanzate a modo e perbene munite di cerchietto antistupro, giona nella balena, casacca spigata e pacco-dono, dopo il desco la giostra davanti al padiglione, la bella fanciulla gli riappare ed egli apprende che per toccarla deve morire e lasciarsi togliere la parola o dilaniare il sovrano della clorofilla, epiloghi terrificanti di chi è affranto da numeri e moduli, erano stati insieme a sciare e avevano rimorchiato due slavate pretenziose, narcotico cicaleccio saturato di stoltezze ricucite in tempi minimalisti, faticoso stanare la vita internautica di anastasia di sirmio, inadeguati slanci psichici per catturare sgangherate tradotte, affrontare moltitudini ossequiose, mostrarsi risoluti o vendicativi, ya viene el dia, nel trambusto un genio sprovvisto di lampada, la chiave di volta di un mondo armonioso, apertura, confronto, forza trainante, ventaglio di valori e talenti, condivisioni di una storia collettiva dalle polarità mutevoli, più funesta del colera, fiacchi protocolli per dire che era preferibile infilare l’uscio, cappuccio con brioche per pensieri vitaminici o azioni più programmatiche a seconda del santo del giorno, dalla grigliata alla trattativa fatale, esseri angelici s’aggirano con ali in cartapesta tra la sequenza di disorientati nei ridenti corridoi accalcati, s'inoltrano con l'arpa e nella selva dove incantano le fiere s'inselvatichiscono, che tripudio di leggiadria, così sia