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giovedì 20 ottobre 2011
astrazione,velocità percepita
Pubblicato da riccardo cavallo
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sensibili al cloruro
venerdì 25 dicembre 2009
sensibili al cloruro
ormai mi accade spesso di pensare
alla morte mentre faccio la doccia
in piedi nella vasca
e mi insapono
e so che molta gente rispettabile
tipo Jim Morrison
o Brittany Murphy
e' morta in circostanze non diverse
eppure non mi fa sentire meglio
mi vengono alla mente
anche Marilyn
ed Euclide
ma non so fino a che punto
il parallelo sia legittimo
ho provato a cercare alternative
e a dirigere altrove il pensiero
pensando alla morte degli altri
alla morte di un fiume o di un'idea
alla morte dell'arte e dell'autore
a un amico tvestito da Morte
per un party
ma che poi si toglie il trucco
e beve un drink
massaggiandomi la cute alacremente
ho pensato alla morte della morte
ma mi e' parso solo un gioco di parole
mi chiedo se dipenda dalla vasca
o se e' l'atto di fare la doccia
che porta su l'immagine di un me
col collo volto a un angolo impensabile
e gli occhi gonfi e fissi
ho fatto anche qualche esperimento
in piedi tutto nudo nel salotto
ma tra la maschera cinese alla parete
e le gatte che sonnecchiano insolenti
il pensiero della morte non veniva
tinello cucina garage solaio e giardino
macche'
niente da fare
ne' mi accade con la doccia alla palestra
o stando nella vasca a fare niente
ma puo' esser che derivi solamente
dal mio stare in solitudine col corpo
sul fondale di pianelle
grigio chiaro
a fiori blu
un corpo devo dire rispettabile
soprattutto per l'eta' e il cattivo uso
sebbene un poco pendulo sugli orli
e volte dall'aspetto approssimato
come se al disegnatore fosse preso
un crampo mentre dava qualche tocco
o gli fosse suonato il cellulare
un corpo biancastro e utilitario
qualche chiazza sparuta
di peli zigzagati
e i piedi lunghi
ma dentro tutto pieno di sussurri
di fragili pulegge che si avvitano
su fili scricchiolanti e incatramati
che tutto questo vada a collegarsi
con l'idea dell'acqua a fiotti e col sapone
e risulti nell'idea della morte
per me resta un grande mistero
peraltro non connesso col rifiuto
a priori dell'igiene quotidiana
o delle norme del lecito convivere
ma con sordo senso di coazione
e di futilita'
negli ultimi periodi ho poi notato
che oltre che alla morte nella vasca
penso a pure a un breve testo da comporre
in versi su questo argomento
e mentre sto pensando a cosa dire
e molto piu' alle cose da tacere
mi scordo qualche volta dello shampoo
o di un'area di pelle nelle gambe
e cosi' mi ritrovo a reiniziare
da capo col lavaggio e coi pensieri
un ultimo pensiero e' se alla fine
scrivero' sulla doccia e sulla morte
mi chiedo dopo a cosa pensero'
e forse anche che cosa mi accadra'
nella doccia a partire da domani
Pubblicato da rkwz
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mercoledì 22 aprile 2009
lunedì 20 aprile 2009
sensibili al cloruro-omaggio a lewis carroll
Pubblicato da riccardo cavallo
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venerdì 12 settembre 2008
Sensibili al cloruro - fondo dattiloscritto


Rito d’iniziazione sciamanica presso alcune popolazioni inesistenti dei deserti australiani: la più leggiadra fanciulla della tribù a 4 zampe nella capanna sacra il vecchio sciamano dal diritto di sentenza prende la bocca la nera bocca e il giovane il culo in ammissione di terrenità: a 6000 km di distanza due innamorati su una panchina confermano di non ricordarsi i propri nomi: essenze durissime si levano dalle ciotole d’osso sotto il tetto della capanna: e nel fumo urlante vedo me stesso e vedo il mio mostro: e gli sciamani continuano a pestare fino al fondo: in un crescendo di antiche agonie: e il mio mostro: non mi trovo pienamente d’accordo con qualcosa che si sta divorando: e gli sciamani le vengono dentro: ed assieme: un fiume nero la scuote: siglando il patto della loro intensa contemporaneità karmica: fidanzati che non trovano le proprie labbra al buio sono costretti ad azzannarsi
scegli come più ti piace essere sussurrata tra questi piccola mia e amoruccio e tartarughina pocahontas orsacchiottino
dammi quel fazzolettino
bella bergera e così sia
la fanciulla oltre gli schemi cucita ogni sua porta a trattenerne issata sopra un palo: io e il mio mostro danzando nell’ombra potremmo persino riconoscere la grazia del totem: il gusto del tempo: quando avrai finito di mangiarmi sarà quasi giorno ormai: potremmo andare a prenderci un caffè dei boulevards senza rivolgere la parola a nessuno: nemmeno a lei
Pubblicato da riccardo cavallo
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lunedì 8 settembre 2008
sensibili al cloruro - st


Ieri ho visto un uomo che mangiava il proprio culo
e sembrava gli piacesse.
La testa tra le gambe gli arrivava senza sforzo
alla base delle chiappe
per farsi da lì strada
aggrappandosi coi denti
un morso dopo l’altro
tra strati di vestiti.
Strappava via pezzi di pelle e di grasso
masticandoli del tutto senza fretta
ma senza d’atra parte ostentazione,
con pause occasionali in rari casi di scorreggia:
discretissime, tra l’altro.
All’osso non era interessato,
e ogni volta che coi denti vi arrivava
deviava, a spirale,
procedendo con perizia
a rodere ogni polpa
per lasciare per ultimo il buco del culo.
Le fibre striate dell’ano
gli diedero allora buona presa
per succhiare e masticare lo sfintere
il quale
(posso solo immaginare)
gli si andava riversando nella gola,
seguìto senza pause
dalle morbide spire intestinali.
Pareva assorto e intento,
(almeno fino a quando
la faccia fu visibile)
poi prese ad affondare
la testa dentro al culo
scavandosi la strada, senza dubbio,
boccone per boccone.
Intanto il di sopra del corpo
si mise gradualmente a diminuire,
le spalle, il torace, le braccia
risucchiate verso il centro del rituale,
con qualche affievolito scrocchio d’ossa,
da dentro,
e lo sprizzo
appena udibile, lontano,
del fluido che deflagra da una sacca dentro all’altra.
Così sui due fronti continuò l’introflessione
fino a quando tutto quello che rimase
eran le gambe, in linea retta,
attorniate dal cerchio del collo
piantato nel culo
ed ornate sulla cima dalle dita delle mani
che spuntavano
e ancora dondolavano
lente,
pacifiche,
nell’aria,
quasi morbidi tentacoli di attinia.
Tutto questo accadde alla fermata del bus dietro casa
e pensai “Cristo,
certa gente
non rispetta proprio niente”.
Poi arrivò il bus, puntuale al secondo.
e sembrava gli piacesse.
La testa tra le gambe gli arrivava senza sforzo
alla base delle chiappe
per farsi da lì strada
aggrappandosi coi denti
un morso dopo l’altro
tra strati di vestiti.
Strappava via pezzi di pelle e di grasso
masticandoli del tutto senza fretta
ma senza d’atra parte ostentazione,
con pause occasionali in rari casi di scorreggia:
discretissime, tra l’altro.
All’osso non era interessato,
e ogni volta che coi denti vi arrivava
deviava, a spirale,
procedendo con perizia
a rodere ogni polpa
per lasciare per ultimo il buco del culo.
Le fibre striate dell’ano
gli diedero allora buona presa
per succhiare e masticare lo sfintere
il quale
(posso solo immaginare)
gli si andava riversando nella gola,
seguìto senza pause
dalle morbide spire intestinali.
Pareva assorto e intento,
(almeno fino a quando
la faccia fu visibile)
poi prese ad affondare
la testa dentro al culo
scavandosi la strada, senza dubbio,
boccone per boccone.
Intanto il di sopra del corpo
si mise gradualmente a diminuire,
le spalle, il torace, le braccia
risucchiate verso il centro del rituale,
con qualche affievolito scrocchio d’ossa,
da dentro,
e lo sprizzo
appena udibile, lontano,
del fluido che deflagra da una sacca dentro all’altra.
Così sui due fronti continuò l’introflessione
fino a quando tutto quello che rimase
eran le gambe, in linea retta,
attorniate dal cerchio del collo
piantato nel culo
ed ornate sulla cima dalle dita delle mani
che spuntavano
e ancora dondolavano
lente,
pacifiche,
nell’aria,
quasi morbidi tentacoli di attinia.
Tutto questo accadde alla fermata del bus dietro casa
e pensai “Cristo,
certa gente
non rispetta proprio niente”.
Poi arrivò il bus, puntuale al secondo.
Pubblicato da riccardo cavallo
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