Visualizzazione post con etichetta strofe. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta strofe. Mostra tutti i post

giovedì 10 gennaio 2013

trenini elettrici








Fu vano affaccendarsi di ostetriche intorno a una pezza tanta e ad un pozzo di dolore
Non ne resta che questa scrittura ad annientarne le rovine, era e sarà stato meglio il culo lemma da sempre stabilito di nobilissimi pensieri, meglio il culo e questo cinema, la più bella scatola di trenini elettrici, dulcinea in un disfraz, questione del buio che tutto ha inghiottito



venerdì 30 aprile 2010

leggenda provvisoria



leggenda provvisoria dei sette calici


solleva il manto-sotto non porta nulla


scoprendo la metà inferiore del


corpo fin sopra l'ombelico celando il viso


dietro i drappeggi, finisce cosi'.


Invisibili i reperti della preistoria.


Un fascio di fotocopie sciabole impolverate.


Su un muro in ombra cosi' ancora bello


il libro illimite nel suo spalancarsi.

martedì 20 aprile 2010

giornalini di poesia assoluta-

la lingua un membro senza regole
ma il silenzio avvelena l'anima
________________________
innanzi alla sua dea in un beato svenimento

venerdì 1 gennaio 2010

variante prima

jan 1-010-13.00.12 45
cn dec 3109-1710,sirventese de madras,variante uno:un tintinnìo fatato di campanellini e sonagli a ricordare:identità della beatitudine e del vuoto
esplicitandosi velate o meno apologie del solletico
l'orizzonte chiuso e quello che c'è dentro:niente
il cielo che le si rovescia dentro gli occhi
_________________________________________________
movimento due della variante prima,ivi:
-footfucking in tiruchiripalli,nella luce del mattino risplendente per
bus sovraccarichi e intendere orecchie per,incesssanti frequentazioni di soglie estatiche


mercoledì 17 giugno 2009

musica per orchi-preludi tre e quattro

martedì 17 marzo 2009

istantanea dal fondo dattiloscritto-memoria transitoria a chi legge


domenica 8 marzo 2009

circe(glossa a-variante uno)


una casa lingua aperta su tutti i canali

venerdì 27 febbraio 2009

istantanee dal fondo dattiloscritto-quattro preludi


venerdì 23 gennaio 2009

istantanea da testo mai pubblicato - sogno meridiano






giovedì 27 novembre 2008

giornalini di poesia assoluta




Cutup da: mistero di arianna secondo nietzsche-di qui l’illusione di una falsa affermazione,l’uomo superiore si appella alla conoscenza:pretende di esplorare il labirinto o la foresta della conoscenza;ma la conoscenza è solo il travestimento della moralità,il filo del labirinto è il filo morale -la morale è a sua volta un labirinto-finchè arianna ama teseo partecipa a questa impresa di negare la vita-è arianna che tiene il filo nel labirinto,il filo della moralità-ed in certe versioni con questo si impicca-abbandonata da teseo cade addormentata-qui l’avvertimento finale a distanza di millenni:allora l’anima tua proverà il brivido di desideri divini [...]infatti è questo il mistero dell’anima:solo quando l’eroe l’ha lasciata le si avvicina in sogno il super-eroe-piu' nessun minotauro,nessun eroe nessuna impresa,si apre un'altra scena

sabato 22 novembre 2008

shrink poem vii


















http://http://compostxt.blogspot.com/2011/08/shrink-poem-fuori-catalogo-viii.html


ragazza postpunX smette con l'anarchia,c'erano troppe regole

sabato 15 novembre 2008

shrink poems v






quando la fata fu morta

le figlie di Orlamondo cercarono la porta -

le parole: lampi dietro le idee,

giornalini di poesia assoluta



giovedì 13 novembre 2008

giornalini di poesia assoluta - abbreviazione





are gods by hilaritas and speed in communication



giovedì 16 ottobre 2008

intorno alla natura dell'oblio




Dimenticare tutto una maschera di che altro
Ipermnesia, di nuovo, all'ennesima
Gesti di una menade il rigirarsi di una ninfa
Dentro spedizioni oniriche e congiungimenti invisibili
Alle frontiere di un eros ignoto dentro una psiche o anima
Nello spaziotempo illimitata nella fretta immotivata
Di ascoltare un'altra storia meglio una storia altra
L'inconfessato antecedente dalla quiete della casa e del
Libro di lettura al letto che placherà le armi e da li'
A toccarsi fin dentro le ossa balene a dimenarsi sotto
Il filo dell'acqua all'imbocco della valle fra schizzi
Spruzzi zampilli e riflessi la parola a sciogliersi nel cuore
Quale luce in un sogno pure quello di subito primo
Che non fu ma sarà stato raccontato

venerdì 26 settembre 2008

dal fondo manoscritto - atto unico in sette intervalli - scene ottava e nona (obscoena)





Si chiama natividad - intervallo ottavo di nessuno, a compendio
Demoiselles d'honneur et plateau - was ist Traum? - was ist Tod?
L'azione si svolge come segue: balla in un crescendo di fandango
Lotta contro un sé invisibile ne è sopraffatta lo sopraffà
Si straccia le vesti del tutto e le calpesta in un furioso
Battere di tacchi sull'impiantito di colpo le alogene
Lacerano la scena buia illuminando gli abiti stracciati e i passi finali
Si scalza con due calci uguali e distinti cala il silenzio e insieme il buio di colpo.
Lo sfondo testuale è una riscrittura redazionale del sonetto dannunziano intitolato Baccha. se detto suonerebbe come segue, se taciuto comparirebbe
come sopra. chi mi chiama? chi mi afferra? un tirso io sono un tirso coronato di fronde squassato da una forza furibonda mi scapiglio
mi scalzo mi discingo trascinami alla nube o nell'abisso sii tu dio sii tu mostro eccomi pronta centauro sono la tua cavalla bionda fammi pregna di te schiumo nitrisco tritone son la tua femmina azzurra salata come alga la
mia lingua - seguita alla nona eppure finisce qui

Episodio nono seguita da ottavo e da nessuno
Dunque a sé stante
Spezzare il karma - di come possa il vuoto
Colpire il vuoto cioè in nessunissimo modo
Dunque in questo:
chi mi chiama nel passaggio dal fandango al rondò da questo
al minuetto e dal minuetto al fandango. la buccina notturna
del tritone? Il nitrito del centauro un tuono panico?
Son nuda. Ardo, gelo. ah chi m'afferra?



martedì 16 settembre 2008

atto unico in sette intervalli - intervalli sesto e settimo























Intervallo sesto - scena di apprendistato

Pare una mula strafatta, invece è:
un'asina che disarciona un cavaliere inesistente
si impenna
si inarca e contorce in un'impasse dentro la quale
non può più andare né avanti né indietro né a
sinistra né a destra di nuovo percossa si dibatte
finché un dio la possiede
entra in un'estasi d'angeli inaccessibile allo sguardo
che sventolano mazzi fioriti sguainano spade
eccola esistere lì di nuovo
per la prima volta



intervallo settimo - provvisoriamente ultimo
detto ritmico - ti saluto bestiario
ansima visibilmente con respiri discreti
fra ruggiti di varie belve e versi d'uccelli
rotola via scompare scomparendo torna
in pulviscoli che paiono coriandoli scoloriti
lunghe spirali di fumo interminabili a commentarne
la scomparsa. Infatti: è qui.



memoir foster wallace - atto unico in sette intervalli - da uno a cinque






Atto unico in sette intervalli

Intervallo uno - a HE XIANGU

Cade, per ripidissimo dirupo
Si rialza
Cerca, trova una pietra
L'ingoia vola via sparendo - è diventata
Immortale
alata ritorna.


Intervallo due - a Pernelle - aurora consurgens

Fissa nella pagina multicolore che legge e ricopia
Figure nelle lettere e lettere nelle figure
Poi fogli bianchi fino alla trasparenza l'avvolgono
Vagamente nuda in un sogno si rigira stirandosi
Fra i riflettori che simulano l'aurora.


Tre, detto del cigno

Invisibile
Gravita ammantata
In un incubo di monaca - scappa dalle vesti che cadono a terra
Rapidissimo sfreccia il corpo
Scompare
Un colpo d'ala improvviso
Di ritorno esce lo spettro in tenui luci di fiamme


Quattro, detto del ratto di PERSEFONE

Trascinata via qua e là
Afferrata
Abbracciata
Circondata
Resiste
cede
fugge
catturata
sparisce
riappare
fiori trascorrono in un lampo


quinto. intitolato: che stranezza che una bambina sapesse fare
una cosa così. To the lighthouse.

Autoimmolatasi su un altare di gigli
Nella luce fioca dell'abat-jour
Dunque si accarezza svanisce risorge
Sfolgora una stella.


venerdì 12 settembre 2008

Da testi già pubblicati: Cicli del Beccafumi




prologo

ella taceva
affondata e sospesa nel silenzio altissimo
dei suoi occhi, il Beccafumi concertava
traveggole e fughe, fra scorci scombinati e lascivi.
Un esercizio elisabettiano, per una sola mano
inizierebbe così: se vi fosse piuma, petalo, anello
o soffio, qui un segno (mi) è dato, degli occhi di ella
il silenzio immenso, saldato alla piega che
non è piega, e che cancella
tutte le parole, intelaiatura materialistica
del profumo e del sogno, e finirebbe così
press'a poco: ella taceva, affondata e sospesa.


ritratto (II) con paesaggio

Per qualche regina uscita un giorno
dal nero della terra nera uscita un giorno
della nera terra.
Per te il ventaglio schizofrenico dei gesti.
In una valle che va
più su
più giù
in un quadro perduto, in una perdita
che è musica, in una musica che
di luce perfonde le cavità bagnandole,
i rosoni -eccetera- dove il Beccafumi sorrise,
una volta ancora escogitata
la fuga.


e fu impaginatura liberty
con accenni ed accenti che il Beccafumi
spiava floreali, capocchie rosa o grigio fumé: fu
poeta persiano nella portineria
jolly di memorie, nel mazzo centrivoco e centrifugo
delle sue carte, che teneva sparse e riposte ovunque.


magicamente (ripeto: magicamente)
la figura fresca di lacche e di terre
iniziò: prese a dire
nel forse
nel può darsi
nel certo qual senso
nel su per giù.
Il Beccafumi taceva in un ascolto convesso,
di una convessità nomade, in fuga e che
perdeva sangue, logicamente.
Poi proseguì con il
non è un vizio è un'arte
perché, così.


IL TESTO CORROTTO DI UNA BIOGRAFIA

Una biografia moderatamente uretrale
circondato da culi il Beccafumi scorse
ancora un bicchiere, un piccolo calice di vetro,
e Sodoma sarebbe finita, mancava poco,
molto tempo aveva da trascorrere nel parco.
ancora una volta.


LE OTTO ETEROTOPIE DEL BECCAFUMI

Retrogadante granchio
lo sguardo bolliva acque la palude fumava da molto
aprì pianissimo le chele fisso nella lentezza del moto
una tenda fu scostata lasciando vedere la scena in cui si nascondeva

avrebbe bevuto tutto
gocce calde brillavano sulle sue labbra in figure di passaggio e fuga (uno)

fumo azzurro guadagnava un soffitto di crepe (due)
stringeva in mano un piccolo bicchiere (tre)
i suoi occhi ascoltavano suoni fluttuanti (quattro)
vedeva navigare la luna tonda a velocità folli fra le nubi (cinque)

correva di notte su un ponte altissimo ridendo a squarciagola (sei)

diveniva immortale fra le montagne (sette)
guardandosi in uno specchio incrinato si faceva penetrare (otto)


Cerca il mio volto in un vetro,
il mio sguardo nello spiraglio di una porta socchiusa
la gaiezza di Velazquez in una vampata: in questo buio
c'è un'infanzia ed il rumore si fa silenzio
una delle notti in questa fascia di fuoco
gocce e grovigli disperdono il tempo che è solo a patirli,
cerca il Beccafumi nello sgabuzzino
è stato il gatto, è
stato il gatto.


Mai più le urla ed il rumore di quel che sopravvive
o il lagno, o un che di diverso
dal canto dei violoncelli o musica
e dal volo lontano nera ala di corvo volteggiante
per un cavo cielo di piana apparenza
disturbino più il tuo orecchio; sia solo il silenzio
gridi le sue condizioni
ed i segni:
facciano quello che vogliono
che al sabato ti sciamano intorno
tu contemporaneo silenzioso, sciamàno,
fondatore d'ombre, uovo opaco del dissignificare perpetuo.


eccole d'argento le due e
molte lune, i cerchi
del respiro che naviga per
gli splendori notturni opachi o trasparenti
nell'ora stessa nell'ora differente
innumerevoli i dischi nella rotazione immobile
pura meraviglia circolare senza centro
senza fuori senza dentro, la dolcezza del ventaglio
lo sguardo, l'argento, i vapori di venere.


Tende o sipari, drappo di pieghe,
scura ombra densa e piena
in un blu di più blu dipinto luce passa
nasconde il separé della luna, investito
dal manto il corpo dello sguardo rientra
in sé fa corpo immortale, coincide
chi sa se con il blu. Il mattino dopo
fra il fumo del caffè cercò Artemidoro
fra il fumo della cioccolata cercò Apollonio
fra il fumo della pipa cercò la traumdeutung.


DOMINICUS VIDIT

Io, Domenico vidi la scena una sera,
filtrata da rami e rade foglie in forma di cuore,
le tre arcate con le tre luci
le due fiamme guizzare, correndo da un punto all'altro.


LE DUE LUNE E LA ROSA

Oro nell'azzurro e rami neri, giallo di luce
il Beccafumi di tale e quale profusione argomentando,
legni lucidi come e più di specchi,
una birreria sommersa dai fumi,
un atto mancato per la perdita di uno o più tempi,
l'atto mancante bevuto in sua assenza,
"avrò le due lune e la rosa"
sentenziò calandosi in gola un sole d'ombra, un oro bruno,
un globo, quasi di tenebra.


IL BECCAFUMI SI RIVOLGE ALL'AURORA DICENDOLE

fin da te è un abbraccio liquido
un aprirsi di corolle circolari, di piccoli calici
la serata precedente fra un'orchestra ed una luna pallida
lievemente gonfia.


IL BECCAFUMI NEL FUMOIR

Vide dio: chiamandosi teneramente
e per ischerzo guidogozzano o dylanthomas.
Era quetzalcoatl, il serpente
la grande bestemmia, il blu
dipinto di blu, il loico, il libidico,
il teologo, non si occupava
se non dell'invisibile.


Presto arriveremo a durango, o a bisanzio, là
dove il punto di vista crea l'oggetto
e fra due fiumi come il tigri e l'eufrate
o dove gioca la croce del sud in uno specchio tremulo
lì dove c'è una stella, una stella
che usciremo a rivedere, fanciulla,
sacra prostituta, manto di giaguaro
sei questo viso che ride d'ogni sciagura
e di tutte le catastrofi, questo scheletro perlaceo che non è più
un discorso, che non lo è mai stato.


Piange al capezzale dell'estate,
prevede scene turche, negre, torinesi,
sarà autunno felice per lunghe ombre nel pomeriggio,
aiole abbandonate, fumo fra i docks, arrivando come se fosse un'alba
e l'esperimento della gran vacuità.

Un sogno di vento: non è il diamante,
non è la sfera di cristallo:
la bolla, solo la bolla.

Di ottobre in un respiro lo stradario folle
la fine del sonno di millenni, la colomba,
l'interminata veglia che fu un concerto sospeso
lo scorso settembre
nel corridoio degli affreschi,
ritornare sui luoghi, sul luogo, tutti i luoghi
dove respirava, dipinto forse in forma d'isola
nel box, d'angelo o di nera nube, densa e gonfia.


IL BECCAFUMI IN ASCOLTO

Il Beccafumi intuì la fanfara
in un reticolo malatissimo a formazione simultanea
dal lato sx colavano rivoli
distendendosi filiformi
luccicando di perla di prussia di garanza
intuì la fanfara splendere beffarda
in un reticolo ritornante
nella grande salute, nel più gaio dei saperi.


non solo l'occhio
di tempo neppure una goccia.
Andromeda ed il Granchio retrogradante dimora come
al cinematografo la luna tenuta sulle ginocchia non
il tempo né l'occhio, potenza di luce non più che fumo
la sembianza fugace iterandosi, fiore d'acqua, non
più tempo solo una macchia e segno
il buco elastico della notte piena, né solo l'occhio.


Fu madrigale fra arabeschi hermetici
cantato nel silenzio di un'eleganza sinuosa
… ella giaceva riversa e soffusa
la luce discendeva
dalle quattro post meridiem
giù all'incontro in cui la notte (la Notte) ed il giorno (il
Giorno)
confricano le epidermidi in un movimento danzato,
che sia di due, di tre, di quattro;
che sia grigio, rosso, rosa,
o di un verde infante
prima, puerile poi.


avanti a lui sonagli d'avorio sferici
danzavano nell'utero, quel suono il Beccafumi
da tempo tentava di dipingerlo.


IL BECCAFUMI TROVA LA TROIA DI BENESSERE

Il Beccafumi si trovò
una troia di benessere.
Il tenue profilo, la dipinse
quasi occultata dal tronco dell'abete.
Il cielo divorato dai rosa in fondo.


Questa volta il Beccafumi erano in tre: in due specchi
dunque quattro, commentarono, e la nebbia saliva,
dodici di loro, tutti traditori, fissi nell'immobilità della fuga
con il bavero di pelliccia rialzato
(Huineng: non c'è specchio)


CHIUSA APOCRIFA (NATIVITA' DELLA VERGINE)

spazi bui dentro spazi ancor più bui
qui e davanti non c'è che altrove
in quest'ovunque d'apocalissi nerofumo

spariscono gli anni i giorni i tempi i luoghi.

I nonni di dio nel campo visivo
in quelle stanze dove il vuoto medita su
sé stesso. Presumibilmente: terminale
di sovrasenso l'accesso all'ipercosmo donde

di nuovo si esce per la prima volta
dal mondo


supposto epilogo

IL BECCAFUMI VIAGGIA IN UNA FINTA PRIMAVERA

era, sarebbe stata, lì da prendere
in sul parquet la vergine applicata
sfuggita dalla mano del falconiere
in spirali discendenti calava, la colomba



martedì 22 luglio 2008

paraph.ii-II





Nel duello reale la finta di niente è il colpo stravincente, questa mossa di nulla che dissolve i sipari, una finta di nulla anzi il reale, un cazzo, allora niente, chiedere alla polvere l’arte che altro sarebbe, che in ogni attimo vi sia una porticina



lunedì 23 giugno 2008

pagina di almanacco


Almanacco-plateau-cadeau- hommage à
Dante-natividad-nemesi uno dei nomi-Ate
Oppure ananke-questa bimba a chi la do- la
Figlia diletta in cui compiacersi-
mirate almen come io son bella -Aletto
colei che non ha fine,la terza o la prima di tre
quando taccia Tisifone voce della vendetta e
i dispetti di Megera divengano scherzi innocui.
Si fa leggero il corpo e si fa leggere è una
Veste di seta sottile fino alla trasparenza
Istoriata da caratteri di scrittura e figure
Appena visibili, bastin le parti nude, quali e
Cotali.